DIRITTI

Il ddl Zan è arrivato in queste ore nell’aula di palazzo Madama, dopo otto mesi dal voto alla Camera. La nuova fase dell’iter del disegno di legge si prospetta piena di insidie. «Sarà il Vietnam», ha commentato ieri Ivan Scalfarotto, sottosegretario all'Interno di Italia viva, visti gli ostacoli attesi fra ostruzionismo, voti segreti e probabili emendamenti dei contrari. Lo scontro politico si gioca su alcuni temi chiave, come l’identità di genere e l’introduzione di una giornata nazionale contro l’omofobia. InCronaca ha sondato le opinioni di alcuni abitanti di Bologna sul discusso disegno di legge.

«Credo che sia chiaro da come vanno le cose in altri paesi europei come dovrebbero andare le cose in Italia, se non passasse questo disegno di legge ci schiereremmo ideologicamente con la Polonia o l’Ungheria di Orban», così ha commentato ai nostri microfoni Marco G., barista trentenne di un locale nel pieno centro di Bologna. Di parere simile Angelica C., educatrice ventisettenne originaria della provincia di Milano. «Credo che il disegno di legge debba essere approvato, serve a un paese come il nostro, soprattutto per cambiare mentalità, per dare una scossa, per cancellare chiusura e ignoranza. Credo sia una legge necessaria, nel 2021 vedere ancora attacchi e omicidi in base all’orientamento sessuale fa male». C’è chi, come il neolaureato in arte visive Federico A. proveniente da Brescia, esprime delle perplessità. «Premettendo che in un paese civile non ne avremmo bisogno, purtroppo non è così, non comprendo perché siano state aggiunte le componenti sull’abilismo e soprattutto perché nel dibattito pubblico non se ne sia parlato per niente, quando lo scontro diventa ideologico e politico non credo ne giovi nessuno», ha concluso Federico. Elena R., avvocatessa trentenne, esprime dei dubbi sul testo del ddl Zan. «Il “problema” giuridico risiede in realtà secondo me nell’articolo 4: il ddl introduce aggravanti in più ma l'istigazione a delinquere per motivi di discriminazione è già punita dalla legge 604. Sono perplessa anche per la clausola di salvezza: il garantire la libera espressione di convincimenti e opinioni ammenoché ciò non provochi reale pericolo di discriminare e comportamenti violento. Non c’è certezza del diritto, non c’è determinatezza: ogni giudice dovrà scegliere». Marisa G., 55enne casalinga di Bologna, è dichiaratamente contraria: «Non capisco perché se ne parli così tanto e perché ci sia questa volontà continua di voler insegnare nelle scuole come funziona il mondo, ognuno crescendo impara da se come comportarsi, chi picchia qualcuno è un ignorante, a prescindere da chi picchi». Carlo Alberto Y, italo-tedesco di poco meno di quarant’anni, non ha dubbi. «La questione mi ha appassionato parecchio, sono andato a studiarmi le leggi, sono convinto fortemente che questa legge sia inutile e che lo scontro sia politico e vada a discapito di omosessuali e transessuali,  aggiungere aggravanti non risolve nulla, in realtà esista già l’aggravante per futili motivi, tra cui discriminazione sessuale».

 

Foro copertina: ph Caterina Maggi

 

Ultimo aggiornamento 17.40