IL PARERE

Matteo Salvini farà di nuovo tappa a Bologna lunedì 19 luglio e questa volta, ha sottolineato il segretario del Carroccio, «sarò in città con gioia, col candidato sindaco e per raccogliere firme per i referendum sulla giustizia». Dopo continui rinvii e vertici nazionali fra Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega conclusasi sommariamente in un “nulla di fatto” su Bologna, adesso sembra che fra meno di due settimane anche la città delle Due Torri avrà il suo candidato sindaco che rappresenterà la coalizione di centrodestra nella partita per le Comunali contro Matteo Lepore. Tempistiche che stanno sempre più strette e indigeste al partito di Giorgia Meloni che contava di chiudere sul nome in queste ore e di non rimandare più l’accordo.

Cosa sta succedendo nel centrodestra bolognese? A cosa è dovuto questo “stallo”? La redazione di InCronaca ne ha parlato al riguardo con Marco Valbruzzi, politologo dell’Università Federico II di Napoli ed ex coordinatore dell’Istituto Cattaneo di Bologna.

 

Professore, fra Cangini, Battistini e Mugavero, quale reputa il nome migliore in campo?

«Per una città come Bologna ci vuole un personaggio che sia un civico con certo radicamento e seguito in città, per cui direi Andrea Cangini. Il fatto che sia un volto conosciuto gli facilita la strada della candidatura ma non è un civico ed è questa la cosa che frena gli alleati. Di contro, Mugavero e Battistini sono dei buoni profili ma sono poco noti fra la gente».

 

Perché Bologna rappresenta un caso all’interno del panorama nazionale?

«Ci sono vari fattori da analizzare. Di fatto perché nessuno vuole assumersi l’onere e l’onore della sconfitta e l’impossibilità di trovare candidature all’altezza della sfida, ha di fatto ridotto la possibilità di trovare nomi rapidamente. Poi sicuramente c’è il fattore equilibrio nella coalizione e questo ha complicato ancora di più la situazione. Ultimo elemento su cui si sono incartati è stata la necessità di avere un civico a tutti i costi. I civici su Bologna non ci sono, o meglio, se anche ci sono, non sono così conosciuti».

 

Fra FdI, Fi e Lega, quale è il partito più forte sotto le Due Torri?

«A differenza di Roma dove prevale FdI o di Milano dove c’è la Lega, a Bologna c’è stata alternanza ma fondamentalmente siamo in una situazione di equilibrio. Anche se adesso c’è il pericolo che FdI “minacci” di diventare il primo partito della coalizione anche qui; questo è un elemento di forte frizione fra i partiti e nessun candidato vuole, anche per questo, prendersi la briga di appartenere a una fazione piuttosto che a un’altra. Per questo preferiscono un civico che non abbia legami particolari».

 

C’è il rischio concreto che Fratelli d’Italia si stacchi dalla coalizione se non si troverà un nome nelle prossime ore?

«Bologna è una vetrina, non solo per il centrosinistra ma anche per il centrodestra e presentarsi divisi alle elezioni sarebbe un grosso smacco. È un’ipotesi che né loro né io consideriamo come reale; potrebbe accadere a Ravenna o Rimini magari, ma non nelle cinque città principali dove si gioca la partita Amministrative».

 

Qual è la percentuale di vittoria del centrodestra alle amministrative?

«Ad oggi è del 35-40%, non di più. Questo è il bacino su cui si stanno muovendo almeno dalle ultime elezioni regionali. Nel capoluogo siamo a un 35% e hanno per questo la necessità di allargarsi il più possibile».

 

La Lega alla fine cederà su Cangini?

«Potrebbero convergere su Cangini ma a quel punto sarà da valutare se lui è ancora disponibile a iniziare una campagna elettorale a fine luglio e avere praticamente solo due mesi a disposizione. Il fatto che si stiano allungando i tempi, può spingere Cangini a non aspettare».

 

I più di diecimila voti incassati da Isabella Conti alle Primarie dove andranno a confluire?

«Buona parte di quei voti sono elettori di centrosinistra, almeno per i 2/3 e verranno recuperati in quell’area con la lista di Isabella Conti a favore di Lepore. L’altra parte è una fetta di centro tendente al centrodestra che potrebbe confluire in una lista civica centrista, vediamo se sarà quella di Galletti e Tonelli».