Didattica a distanza

«Per quanto mi riguarda, se scegli di non vaccinarti, la tua decisione è anche quella di uscire dalla comunità». È perentorio il costituzionalista Roberto Bin, rispetto alla proposta dell’assessore alla Sanità Raffaele Donini di avvantaggiare gli studenti vaccinati a settembre, evitando per loro la didattica a distanza anche in caso di positivi in classe. L’idea tiene banco e fa discutere, con la Lega che parla di ricatto alle famiglie e diverse associazioni di genitori contrari alla Dad che si dicono contrarie. Il Cts, però, si è già espresso; anche a settembre «mascherine e distanziamento in classe per il prossimo anno scolastico». 

 

«Fosse per me, il vaccino lo renderei obbligatorio», scandisce Bin, «tanto per gli studenti quanto per i docenti». Concorde Alessandro Gamberini, docente e avvocato del foro bolognese, secondo cui «va premiato il principio di chi difende se stesso e gli altri». Un “passaporto vaccinale” per il mondo della scuola apre però alcune questioni a latere, prima fra tutte la condizione di chi non può accedere alla campagna di immunizzazione. 

 

«Sicuramente andranno tutelati i minori che, per motivi medici e certificati, non potranno ricorrere al vaccino - specifica il costituzionalista - perché, in questo frangente, non vi è scelta personale». Principio sposato da Gamberini, anche se «i casi di questo tipo sono numericamente bassi. I dispositivi di protezione, a ogni modo, dovranno comunque essere indossati, garantendo una protezione dal contagio». Allo stato attuale delle cose, però, il numero di immunizzati nella popolazione scolastica rimane basso, come confermato dal direttore dell’Ausl Paolo Bordon, la scorsa settimana, al nostro settimanale Quindici. 

 

Banchetti informativi per i genitori, organizzati dell’azienda sanitaria, dovrebbero quindi essere allestiti alle porte degli istituti, con Donini intenzionato anche a organizzare hub vaccinali fuori dalle scuole. «La libertà di scelta - spiega Gamberini - è garantita anche ai figli di parenti contrari. Parliamo infatti sì di minorenni, ma comunque di persone dai 14 anni in su, capaci di scegliere e orientarsi». È notizia di poche settimane fa la decisione di un minore fiorentino che si è rivolto all'Associazione avvocati matrimonialisti perché figlio di no-vax, che gli impedivano di vaccinarsi. «Il principio è quello di rivolgersi a un giudice tutelare - approfondisce l’avvocato Gamberini - perché sopperisca al diniego dei genitori su una scelta di natura personale come la vaccinazione».