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Se gli stabilimenti balneari della riviera iniziano a tirare fuori gli ombrelloni, i loro colleghi della campagna sono ancora molto cauti (e alcuni proprio scoraggiati). D’altra parte non è stato un anno facile per il comparto: le zone collinari e montane secondo Agriturist avrebbero perso il 90% delle entrate, un po’ meglio chi è sito vicino a grandi centri dove secondo le proiezioni con asporto e turismo di lavoro si è riusciti a contenere la perdita intorno al 35%. Colpa del clima che soprattutto in autunno e prima primavera rende impossibile le cene all’aperto; ma anche delle restrizioni, in particolare del coprifuoco serale che limita soprattutto gli agriturismi che si trovano fuori dai centri urbani. E non manca la nostalgia per i turisti stranieri innamorati del Belpaese.

 

«Se potessero ritardare il coprifuoco almeno fino alle 23 o le 24 – spiega infatti Germana dell’agriturismo Ca’ del Becco – la gente sarebbe incentivata a venire, perché logicamente se uno esce d’ufficio prima delle 20 non si siede a tavola». Secondo la titolare lo stesso periodo nell’anno 2020 era più facile, quando cioè non c’erano divieti riguardo l’uso di locali interni ma si facevano tavolini per due persone. Invece «ora le persone prenotano e disdicono. Gli allentamenti delle restrizioni sono una presa in giro». Anche Federica Branchini parla di un turismo “mordi e fuggi”, anche per la sua attività Fattoria Quercia: «All’esterno possiamo ospitare al massimo 20 persone, quindi anche per le cerimonie come i matrimoni c’è poco da fare, tutt’al più qualche comunione». Mentre per l’estate prevede il ritorno del «turismo di passaggio, cioè chi magari per raggiungere le montagne e così via si ferma una notte per riposarsi. Ma è meno redditizio, mentre – sostiene – mancherà il turismo estero e loro sì, si fermavano anche per lunghi periodi: l’Igp e i prodotti Dop come la mortadella erano una buona attrattiva, a cui gli stranieri sono molto interessati».

Ma c’è anche chi si mostra cautamente ottimista, come Adolfo Siretti della tenuta La Tintoria a ValSamoggia: «Abbiamo acquistato ombrelloni e fatto investimenti, visto che si avvicina un periodo in cui si lavora quasi esclusivamente all’aperto. Noi siamo limitati fino a un certo punto, abbiamo molto spazio e lavoriamo soprattutto a pranzo». Anche se anche qua si fa sentire l’assenza degli stranieri, visto che «ho solo due prenotazioni, una dalla Francia e l’altra dall’Olanda, di chi era venuto qui anche gli anni scorsi. In questo caso c’è ancora molta incertezza». Ma anche molta fiducia, spiega, confidando nel clima: «In estate mangiare fuori anche la sera non è un problema e abbiamo posto dove mettere molti tavoli all’aperto».