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Ieri in tribunale non si è presentato nessuno per Bio-on e la prima asta, con un prezzo base di quasi 95 milioni di euro, è andata deserta. Ora il futuro di quello che una volta era l’unicorno della bioplastica, capace di capitalizzare 1,3 miliardi di euro, è in bilico. Ma uno spiraglio di speranza arriva dal Siti (il sindacato italiano per la tutela dell’investimento e del risparmio), con il segretario nazionale Domenico Bacci che ha annunciato il lancio di una progetto per la costituzione di una Spac (Special Purpose Acquisition Companies), chiamata Phoenix, con lo scopo di rilevare l’azienda dal fallimento attraverso gli azionisti di minoranza. «Per noi l’asta deserta di ieri era la condizione principale per il lancio della nostra iniziativa - ha dichiarato Bacci sentito da InCronaca -, che è tesa a far sì che ci sia una possibilità per i vecchi azionisti di rivelare il compendio produttivo nel caso in cui questa asta dovesse scendere a valori molto bassi».

 

Segretario Bacci, può spiegarci in parole semplici la manovra che intendete attuare dal Siti?

«Si tratta di lanciare un veicolo finanziario, la Spac appunto, che dia la possibilità, ma non l’obbligo, di tentare l’acquisizione dell’impianto coinvolgendo quegli azionisti minori che in questa società avevano investito centinaia di migliaia di euro».

 

È una manovra d’acquisto che potrebbe esporre i vecchi azionisti minori di Bio-on a nuovi rischi?

«No, la Spac serve per dare la possibilità ai nostri assistiti e associati di vedersi assegnati dei warrant gratuiti, ovvero degli strumenti finanziari che consentono ai vecchi azionisti, compresi quelli che non sono più in grado di finanziare la partecipazione nella nuova società, di avere la possibilità, tramite la quotazione sul mercato, di ottenere un guadagno».

 

In che modo?

«Vendendo gli stessi warrant sul mercato oppure esercitando i warrant a scadenza per tornare nel capitale sociale, e quindi riacquisire le azioni al prezzo iniziale. Sicuramente una serie di vantaggi e strumenti che danno una nuova speranza alle minoranze della Bio-On». 

 

Quindi i dipendenti diventano azionisti per salvare qualcosa che già gli apparteneva?

«Non è proprio così, la nostra iniziativa non è un management buyout, cioè non sono le maestranze che diventano azioniste, anche perché difficilmente avrebbero avuto i capitali necessari. Questa è un’operazione del tutto diversa, completamente nuova e per questo si chiama Phoenix, perché offre la possibilità che dalle ceneri di una vecchia società, escludendo gli azionisti di maggioranza che l’hanno portata al fallimento, le minoranze riescano a riprendersi impianto e brevetti per farla ripartire».

 

Quindi, come possiamo chiamarla questa operazione d’acquisto?

«Non c’è una definizione perché, penso, sia la prima volta che venga lanciata una Spac dagli azionisti di minoranza per tentare di recuperare quanto era già loro nella precedente società».

 

Questo progetto ha una precondizione però, cioè l’ingresso nel capitale di un soggetto industriale di riferimento.

«Il fulcro dell’operazione sta proprio in questo: l’individuazione di una controparte industriale che abbia la capacità individuare le potenzialità dell’impianto, se questo soggetto non c’è la Spac non parte, ma senza nessun rimpianto perché significherà che per un esperto tecnico l’impianto non ha alcuna valenza e non ha senso acquisirlo». 

 

Chi e quando sarà selezionato per questo ruolo?

«In questo momento stiamo raccogliendo delle manifestazioni d’interesse, poi valuteremo quali sono quelle più concrete e quelle che più rispondono alle nostre esigenze. Abbiamo lanciato l’iniziativa ieri alle 12 e qualche telefonata è già arrivata. Ci vorranno dei giorni, settimane o mesi perché si possano individuare delle manifestazioni concrete».

 

In foto: il segretario nazionale di Siti, Domenico Bacci