dichiarazioni

Proseguono in corte d'assise le udienze del processo ai presunti mandanti della strage del 2 agosto. Unico testimone, l'ex segretario capo di polizia di Padova Domenico Cartisano, che all'epoca della strage si occupava di indagare sui casi di terrorismo della città. Nel 1980 Cartisano operava su incarico di Quintino Spella, capocentro del Sisde, il servizio segreto, della sede padovana, morto nei mesi scorsi durante l'udienza preliminare di questo processo in cui era imputato di depistaggio delle indagini. Spella è indicato negli atti come persona che aveva avuto avvisaglie della strage imminente già nel luglio precedente. Avrebbe ricevuto, ma ha sempre negato, dal magistrato di sorveglianza Giovanni Tamburino, a sua volta informato dal detenuto vicino all'estrema destra padovana Luigi Vettore Presilio, la notizia di un evento eversivo gravissimo che sarebbe avvenuto in estate in un'ignota località italiana. Spella, tuttavia, non avrebbe informato le alte cariche dei servizi segreti per impedire la strage. «Dell'attentato si parlò al Sisde di Padova – ha affermato Cartisano nel corso dell'udienza – soltanto dopo la strage di Bologna, il 6 di agosto, il giorno in cui rientrai dalle ferie ed era inevitabile parlarne. Non mi sono occupato del caso specifico», ha aggiunto, spiegando che non ha mai saputo di un'informativa precedente alla strage di Bologna. La sede padovana dei servizi segreti sapeva anche dell'attentato, poi fallito, al giudice di Treviso Giancarlo Stiz per mano dell'estrema destra di Ordine nuovo. Anche di questo fatto risulta che Spella fu informato da Tamburino. Un attentato che sulla base dei testimoni già sentiti, avrebbe avuto tra gli organizzatori anche Valerio Fioravanti, all'epoca militante neofascista dei Nuclei armati rivoluzionari. Fioravanti, come è noto, è stato già condannato come esecutore della strage del 2 agosto e ha già scontato la sua pena. Ma anche in questo caso, come altri suoi colleghi, Cartisano ha detto di non essere mai stato informato da Spella.

 

Citato ma non presente Maurizio Contin, ex esponente dell'estrema destra padovana associato a Roberto Rinani, che secondo gli atti avrebbe informato Luigi Vettore Presilio dei due attentati, a Stiz e a quello che sarebbe avvenuto a Bologna. Rinani e Contin compaiono in una nota informativa di Cartisano sull'uccisione della guardia notturna Giuseppe Torresin in quanto suoi conoscenti. Torresin sarebbe stato menzionato nella causale del delitto come «un Ciccio Mangiameli di Padova», ovvero una persona che, come il militante di estrema destra di Terza posizione Francesco Mangiameli ucciso da Fioravanti e dai Nar, sapeva troppo del 2 agosto, come è risultato dalle indagini dell'epoca.

 

Altro assente all'audizione Niccolò Ghedini, senatore di Forza Italia noto per essere il legale di Silvio Berlusconi, che all'epoca militava per il Fronte della gioventù, l'organizzazione politica giovanile del Movimento sociale italiano. Era già comparso in aula nel 1988 in un processo relativo alla strage come teste, chiamato a riferire cosa sapesse delle attività dei militanti della sezione Arcella del Msi di Padova e sulle attività svolte dal gruppo che faceva capo a Roberto Rinani.
Gilberto Cavallini, condannato all'ergastolo quale secutore della strage nel gennaio 2020, ha mandato una lettera alla corte dicendo di non voler essere convocato perché tanto si avvarrà della facoltà di non rispondere. La corte ha risposto che sarà convocato comunque e poi deciderà in quella sede se non rispondere alle domande.
Intanto domani i deputati Andrea De Maria (Pd) e Giulia Sarti (M5S) presenteranno in una conferenza stampa alla Camera la proposta di legge per la semplificazione delle disposizioni in materia di benefici per le vittime del terrorismo. All'incontro sarà presente anche Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della strage.