università

«Gli studenti a Bologna vivono ammassati in pochi metri quadrati, non tutti hanno una telecamera, un microfono o la connessione per seguire i corsi online. Questo significa rimanere indietro, andare fuoricorso e, di conseguenza, perdere l’alloggio e la borsa di studio. Di questo parliamo quando diciamo che c’è in atto un ricatto agli studenti». Queste le parole di un manifestante di oggi, Federico Antibo, al presidio itinerante che, iniziato alle 12 in via Santa Maggiore, percorre le strade di Bologna per portare le esigenze degli studenti all’attenzione dell’opinione pubblica. Nello specifico, le tasse rimaste in larga parte invariate, ma con una situazione decisamente cambiata. «La nostra situazione lavorativa - lamentano gli studenti in presidio - era mediamente di gran lunga migliore, molti di noi ora devono lavorare in nero per pagarsi le tasse», in riferimento al modello di esenzione tasse su base dell’Isee. Un criterio che incide su borse di studio e posti negli studentati, così come l’altro punto criticato, l’assegnazione delle borse di studio in base alla media dei voti che, secondo i manifestanti, non è un sistema efficace di valutazione con disparità tanto evidenti nell’apprendimento come quelle causate dalla didattica a distanza. Ma emergono anche problemi annosi e mai (o mal) risolti, come la questione degli alloggi studenteschi e delle aule studio.

 

Diversi gli attestati di solidarietà alla manifestazione da parte delle altre associazioni studentesche. Ad esempio Link studenti, la cui attivista Gaia Masullo specifica che il problema delle sale studio era già sentito da tempo. «Da ben prima del Covid mancano gli spazi per gli studenti in modo che possano studiare: in sessione era difficilissimo trovare posto in una sala studio. E ora la pandemia ha aggravato una situazione già precaria». Gianluca Sala, sempre di Link, polemizza: «Non sono soltanto gli spazi di studio a mancare, ma anche quelli di socialità. Gli studenti non hanno più potuto accedere a circoli e attività culturali. Chiaro che dopo diventa difficile controllarli finite le lezioni in Dad». Ma non manca anche qualche voce critica, come quella del presidente della consulta Andrea Giua. «Condividiamo alcuni punti della protesta, ma la soluzione non è togliere le tasse a tutti. L’investimento nel diritto allo studio deve essere tarato sul reddito, altrimenti il rischio è che rimanga escluso chi ha veramente bisogno». E aggiunge: «Er.Go ha delle responsabilità ma fino a un certo punto. Non agisce con fondi propri ma con quelli statali. L’esigenza di alloggi c’è ed è grave, ma non è certo colpa dell’agenzia se mancano i fondi, quanto piuttosto a monte, al Ministero che non li ha mai stanziati e che ora col Recovery Fund si spera inizi a farlo».