comunicazione

L’ultimo appuntamento – virtuale – della giornata in Assemblea Legislativa è con Stefano Cuppi, presidente di Corecom Emilia-Romagna. Il Comitato regionale per le comunicazioni è un organo collegiale, formato da un presidente e da altri due componenti esperti e competenti del settore comunicativo. «Il nostro è un lavoro di conciliazione – spiega Cuppi – che consiste nel proporre un servizio, gratuito, per i cittadini che hanno problemi o devono contestare un’ingiustizia». Nato nel 1997 in concomitanza dell’Agcom, di cui esercita una serie di funzioni delegate, il Corecom svolge una funzione di governo e controllo del sistema delle comunicazioni in Emilia-Romagna. Tra le sue attività, favorisce gli accordi nelle controversie tra i gestori dei servizi di telecomunicazioni e gli utenti, promuove l’educazione ai media e gestisce specifiche banche dati sui media locali. Soprattutto, verifica il rispetto della parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali. La cosiddetta par condicio. «Ora che ci stiamo avvicinando alle elezioni comunali – asserisce il presidente – dovremo tenere d’occhio radio e televisioni, per fare rispettare i tempi e gli equilibri delle notizie e delle informazioni che circolano». A questo proposito, secondo Cuppi vige un criterio di regolamentazione ancora troppo pesante, che rischia di penalizzare le piccole televisioni. «Le reti locali hanno gli stessi obblighi di quelle nazionali – dichiara – ma non hanno chiaramente le stesse capacità di manovra e la stessa possibilità di rispettare le regole».  Inoltre, nella legge che determina gli obblighi delle pubbliche amministrazioni durante le campagne elettorali, la parola Internet non è presente. «C’è un vuoto normativo – continua Cuppi – che forse verso la fine dell’anno, con alcune modifiche, verrà sanato. Tuttavia, al momento troviamo grandi difficoltà nel gestire la situazione». In vista di futuri risvolti legislativi, tutto quello che il Corecom può fare, anche in vista delle amministrative di questo autunno, è chiedere alle pubbliche amministrazioni e alle aziende di autoregolamentarsi. «L’autoregolamentazione è l’unico modo che abbiamo per arginare il problema, che però dovrà essere affrontato in fretta».

 

Fonte foto: Assemblea Legislativa