La storia

Sei mesi lontano dalla sua Borgo Panigale per scoprire il continente in sella a una bici. O meglio, come gli piace chiamarla, insieme a “Pigafetta”, altresì detta la “bicicletta perfetta”. Giovanni Vitale, trentasei anni e un lavoro come tecnico video, durante il primo lockdown decide di mettersi alle spalle (almeno per un po’) «l’instabilità, la precarietà e l’eccessiva burocrazia di questo mestiere» e di partire come ciclo–viaggiatore in direzione Spagna, più precisamente per Cadice. Tremila chilometri di solitudine, fatica e soddisfazione, accompagnato soltanto dal rumore delle gomme su strada e dallo stretto necessario. Quello che Giovanni fa combaciare con il concetto di “selvaggio” (il suo canale Youtube è sotto il nome di “Viaggi Selvaggi”), in gergo chiamato urban jungle. Una tenda, un fornello da campeggio, due cambi di vestiti, un sacco a pelo e un cellulare per documentare tutti i giorni sui social la sua impresa (anche se lui, di proposito, questo termine non l’ha mai utilizzato).

 

«Può essere difficile da credere, ma questa è stata la prima volta in vita mia che ho affrontato un viaggio del genere – racconta a InCronaca – Il corpo ovviamente all’inizio non è abituato, si fa molta fatica, ma piano piano cambia tutto. La bicicletta poi è il mezzo che meglio si sposa con l’idea di gradualità». Giovanni, che ammette di non aver mai avuto la passione per le due ruote, giorno dopo giorno è arrivato infatti quasi a dipendere da loro, e adesso, tornato a Bologna, non può più farne a meno. «Ho una vecchia mountain bike anni ‘90, e prima di partire il minimo sindacale è stato almeno aver gonfiato le gomme (sorride, ndr). All’inizio non avevo scelto come mezzo la bici ma la situazione del Covid ha complicato tutto e mi sono reso conto che il viaggio in solitaria, che avevo in mente, poteva trovare il suo pieno compimento solo in sella a Pigafetta».

 

Alla domanda se ci sia mai stato un momento in cui sembrava non ne valesse la pena, risponde che «è normale aver avuto delle giornate decisamente no. Una notte capitava di accamparmi in una bellissima spiaggia spagnola e l’altra magari a fianco del guardrail di una strada. Uno dei criteri più importanti comunque, è stato quello di rendermi il meno visibile possibile. Era più sicuro. Le ho provate davvero tutte». E poi, c’è l’aspetto della divulgazione: «Il viaggio e la condivisione sono due strade che si sono incontrate dopo un po’ di tempo. Ho iniziato a girare e montare i primi video con il cellulare a circa tre mesi dalla partenza avvenuta il 15 ottobre 2020. Non c’è mai stato dietro un intento di monetizzare quello che stessi facendo. Comunque, sarà stata la solitudine, non so, ma mi sono ritrovato a documentare in tempo reale e a pubblicare ogni giorno, anche con una videocamera GoPro che ho acquistato durante il tragitto». Insomma, Pigafetta ti vedrà ancora? «Sicuramente. Adesso vorrei rimanere un annetto o due a casa per riuscire a mettere qualche risparmio da parte. Poi, la prossima meta sarà ripartire da Cadice per virare questa volta verso l’Asia».

 

 

Foto gentilmente concessa dall'intervistato