Anniversari

Era l’anno terzo della Rivoluzione. Il 19 giugno 1796 Napoleone Bonaparte entrò a Bologna spalancando le porte della modernità. Come spiega lo storico Angelo Varni, «Napoleone è un personaggio cruciale della storia di questi ultimi secoli. Comunque lo si giudichi». Per questo l’Italia lo celebra, a due secoli dalla morte, con un ciclo di eventi patrocinati dal comitato nazionale per il Bicentenario Napoleonico. Un anno di appuntamenti che tocca anche Bologna. Dal 24 marzo al 16 giugno, il museo del Risorgimento e il locale comitato per la storia risorgimentale, con l’associazione 8cento, organizzano un ciclo di incontri sulla storia napoleonica, inaugurati da Angelo Varni.

 

Varni, in cosa consiste la modernità napoleonica?

«Nel 1796, Napoleone porta in Italia le idee della Rivoluzione francese. Il riferimento è la Costituzione del 1795, che sancisce oltre ai diritti, i doveri dell’uomo che non è più suddito ma cittadino. Napoleone porta l’Italia dentro un modello di Stato moderno, che riconosce i diritti del singolo e non è più legato ai privilegi aristocratici o al diritto divino, ma assoggettato a una legge incardinata in una costituzione. Introduce il principio di sovranità popolare».

 

Cosa accade a Bologna?

«Nella seconda città dello Stato papalino, il generale definisce un tratto fondamentale della sua strategia politica in Italia, trovando il modo di applicare i principi rivoluzionari senza distruggere gli assetti esistenti. Lascia alla classe aristocratica un forte potere di amministrazione, ma la costringe a adeguarsi alla Rivoluzione, scrivendo una costituzione e rinunciando a titoli nobiliari e feudi. Gli aristocratici restano in possesso delle loro terre, ma non più a vita bensì in ragione di un titolo di proprietà».

 

È il capitalismo?

«Esatto. Si affaccia un nuovo mondo economico che porta l’Italia e Bologna nel capitalismo. I beni ecclesiastici sono sottratti alle corporazioni religiose e passano allo Stato o ai ricchi che possono acquistarli. Diventano beni di proprietà pubblica o privata, marcando un passaggio destinato a trasformare un’economica bloccata dal feudalesimo in economia capitalistica».

 

E sul piano politico?

Nel ventennio napoleonico comincia a prender forma una classe di amministratori, magistrati burocrati, di italiani al lavoro in uno Stato che, secondo le leggi vigenti, si occupa dei cittadini. Dell’istruzione, della sanità, dell’urbanistica, dell’igiene pubblica, dell’esercito. È lo Stato moderno che afferma una classe dirigente nell’ottica di lavorare per il benessere dei cittadini».