Ambiente

«Qualsiasi settore dell'economia si dovrà orientare secondo principi e obiettivi di sostenibilità». Valentina Orioli, vicesindaca con delega all’Ambiente, guarda con fiducia al Recovery Fund, perché «tutto lo sviluppo del territorio e il governo delle trasformazioni urbane può essere interessato da una nuova fase di investimenti in chiave ecologica». Vincenzo Colla, assessore regionale all’Economia, ha invece chiesto a Roberto Cingolani, neo ministro alla Transizione Ecologica, di inserire nel Recovery il superbonus per le riqualificazioni edilizie, senza trascurare «mobilità sostenibile e agricoltura». Imprescindibile, poi, la manifattura, che secondo l’assessore dovrà «puntare sulla ricerca e sulla gestione circolare». 

 

Fondi europei che troveranno terreno fertile nel sistema produttivo emiliano-romagnolo. In un report della Fondazione Symbola, infatti, l’Emilia-Romagna, a fronte delle sue 34.699 imprese ecosostenibili, è la quarta Regione per investimenti green. Il presidente di Symbola Ermete Realacci spiega: «C’è un’Italia pronta al Recovery Fund e la green economy è la migliore risposta alla crisi che stiamo attraversando». Bologna, poi, è settima tra le province, con 8.430 imprese impegnate nell’economia circolare. E ancora, secondo il report, con 61.469 nuovi contratti stipulati a green jobs per il 2019, l’11,8% del totale nazionale, l’Emilia-Romagna sale al secondo posto nella graduatoria italiana, con un analogo risultato vantato anche dal capoluogo e i suoi 12.990 occupati. 

 

Scelte rivelatesi fruttuose durante la pandemia. Secondo un’indagine svolta in ottobre da Symbola e Unioncamere, il 16% delle imprese che ha effettuato investimenti in efficienza energetica, fonti rinnovabili, taglio dei consumi di acqua e rifiuti, è riuscito ad aumentare il proprio fatturato, contro il 9% delle imprese non green. Ciò non significa che la crisi non si sia fatta sentire, ma le contrazioni in ambito manifatturiero sono state la metà rispetto a quello delle imprese non eco-investitrici. A questo si aggiungono anche una migliore conservazione occupazionale (assume il 9% delle green contro 7% delle altre) e dell’export, che aumenta del 16% rispetto al 12%. «Le imprese della green economy sono più resilienti - specifica Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere - nel 2020 hanno registrato minori perdite, sono più ottimiste e pensano di recuperare entro due anni i livelli di attività precedenti alla crisi». Anche nell’agricoltura l’Italia si conferma la più green d’Europa, per il taglio record del 20% dei pesticidi e il numero di aziende impegnate nel biologico, con 80.643 operatori coinvolti. Settore che vede poi il primato comunitario di giovani, gli under 35 sono oltre 56 mila, e una forte presenza femminile: una impresa su quattro (il 28%) è gestita da donne; quasi 210mila imprenditrici. 

 

Come detto, Bologna può poi contare su realtà all’avanguardia come il Gruppo Sacmi, Hera Spa, Ima, la Bioagricert e la Nomisma, con Orioli che conclude: «In tutti i periodi di crisi si scommette sullo sviluppo delle infrastrutture in chiave anticiclica. In questo caso, bisognerà aggiungere anche l'idea che gli investimenti debbano contribuire alla conversione ecologica dei rispettivi settori industriali». Per Colla, invece, «dopo il Green New Deal non ci sarà più un euro di petrolio e per i motori inquinanti. Siamo nel pieno di una svolta impressionante e per la Regione è molto importante».