Il voto

Il referendum sul taglio dei parlamentari non trova tutti d’accordo, soprattutto all’interno del Pd e le opinioni sono diverse. La legge costituzionale, ricordiamolo brevemente, prevede la diminuzione dei parlamentari: da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori elettivi.
Nonostante la direzione Pd abbia approvato la proposta del segretario Nicola Zingaretti per il “sì” con 188 voti a favore, i parlamentari emiliano-romagnoli si dividono sui due fronti per argomenti da non sottovalutare.

 

Il “fronte del no” critica la manovra, sostenendo non si possa fare questo taglio senza avere prima una riforma elettorale. Nello specifico il deputato alla Camera, Luca Rizzo Nervo, afferma: «Il problema dell’Italia non è avere troppi parlamentari, ma avere due camere che fanno la stessa cosa. Il taglio dei parlamentari invece rafforza il bicameralismo paritario, obbligando Camera e Senato a essere uno la copia dell’altro».

 

Il deputato Andrea De Maria, invece, non crede si tratti di un voto rischioso: «Certo serve portare avanti le altre riforme condivise nel programma di governo e approvare la nuova legge elettorale, soprattutto riaprendo la prospettiva del superamento del bicameralismo perfetto, ma serve anche mantenere in campo una prospettiva di riforma dei nostri assetti istituzionali».

 

«Il taglio dei parlamentari è inutile e dannoso perché tagliare la democrazia per risparmiare meno di un caffè all'anno è una follia», sostiene Giuditta Pini, altra deputata Pd. «Non solo non cambierà nulla ma peggiorerà la rappresentanza, perché meno parlamentari ci saranno più è facile che vengano eletti direttamente dai vertici senza passare dalla base».

 

«L'aspetto del risparmio finanziario non è per nulla rilevante», ribatte De Maria. «Non voto sì, perché si risparmia una certa cifra, che poi pare essere un caffè a cittadino», aggiunge il deputato Francesco Critelli. «Voto sì, ma non mi iscrivo tra i sostenitori di chi pensa che vadano ridotti i costi della democrazia. Bisogna ridurre gli sprechi e bisogna fare attenzione a impostare così il ragionamento, perché il rischio è che si consenta di far fare politica solo ai garantiti e non alle persone normali che possono rappresentare i cittadini e il popolo, liberi da altri interessi».

 

A proposito del “no” di alcune personalità del Pd, un nome su tutti Romano Prodi, chi propende per il sì mantiene il massimo rispetto per tale posizione. «Le idee del Professore, a prescindere, sono idee di uno dei maggiori esponenti del centrosinistra italiano ed europeo e in quanto tali vanno rispettate. In generale, ritengo che chi ha opinione diversa dalla mia e dalla maggioranza degli organismi dirigenti, debba comunque essere rispettato», conclude Critelli.