sì o no

Sì, no, forse: a una decina di giorni dalla chiamata alle urne per il referendum sul taglio dei parlamentari, abbiamo raccolto le posizioni degli esponenti di diversi partiti. Le votazioni si terranno infatti nelle giornate di domenica 20 e lunedì 21 settembre. In caso di vittoria del sì, il numero dei deputati passerebbe dagli attuali 630 a 400 e quello dei senatori eletti da 315 a 200.

Simone Pelloni, consigliere della Regione Emilia-Romagna per la Lega, sta ancora riflettendo sul voto: «Da giurista sono molto combattuto su questa riforma, perché ci sono lati positivi e negativi su entrambe le posizioni. Nel caso del sì, i lati positivi sono ben noti: la riduzione di alcuni costi. D’altro canto, diminuisce la rappresentanza senza che ci sia una riduzione delle competenze. Quello che manca a questa riforma è una organicità: si va solo a intervenire sul numero dei parlamentari perdendo l’opportunità di riformare l’architettura dello Stato, rendendolo più moderno ed efficiente e meno burocratico».

Decisa è invece la posizione di Mirka Cocconcelli, consigliera di Palazzo d’Accursio sempre per lo stesso partito: «La Lega ha votato a favore del taglio dei parlamentari in tutti e quattro i voti previsti nella lunga gestazione parlamentare, ma io da cittadina voterò “no”. Per prima cosa, non mi convincono le eventuali correzioni ex post, vorrei sapere prima quali sono. Inoltre, la riduzione dei parlamentari lascia scoperti ampi territori non densamente urbanizzati e quindi quei residenti non avrebbero una rappresentanza ad hoc. Poi, andrebbero a scemare le scelte del personale dirigente di qualità e potrebbero essere eletti gli yes men, cioè non le persone preparate ma quelle fidate».

Insiste su questi temi anche Valentina Castaldini, consigliera della Regione Emilia-Romagna per Forza Italia: «Voterò convintamente no e faccio campagna elettorale per il no. Io voglio scegliere non “meno parlamentari” ma “la qualità dei parlamentari”. Una riforma così parziale rischia di non superare i problemi storici che ci sono. È un quesito che accarezza la pancia delle persone, ma non fa del bene al nostro Paese, perché la rappresentanza è fondamentale».

«Il taglio della rappresentatività non c’è, perché andiamo ad allinearci a quelli che sono gli standard delle altre regioni», ribatte Simone Benini, portavoce nel M5s in Consiglio comunale a Forlì. «Bisogna poi disegnare un’ottima legge elettorale, altrimenti sì, si potrebbero originare dei seggi un po’ sfavorevoli per alcune regioni».

Michele Barcaiuolo, consigliere della Regione Emilia-Romagna per Fratelli d’Italia, è in linea con la posizione del partito: «Fratelli d’Italia ha votato convintamente “sì” in tutti e quattro i passaggi parlamentari. Ora che c’è il referendum, è giusto che decidano i cittadini. Noi abbiamo sempre avvertito che gli italiani chiedessero una semplificazione del quadro politico. Secondo noi, il taglio dei parlamentari deve essere un primo passo verso una riforma più organica che porti verso il presidenzialismo».

«Il numero di parlamentari attuali è stato fissato nel 1963. Da allora le cose sono cambiate», sostiene Marco Piazza, vicepresidente del Consiglio comunale di Bologna per il M5s. «Le Regioni sono state attivate nel ‘70 e nel ‘79 sono stati aggiunti i parlamentari europei. I nuovi rappresentanti istituzionali che abbiamo (circa 900 consiglieri regionali e 76 in Europa) legiferano su materie che una volta erano di competenza solo dei 945 parlamentari. Per cui alcune materie sono state sottratte al Parlamento e passate alle Regioni, altre all'Europa. Ha molto senso attualizzare il numero di parlamentari». Che il taglio dei parlamentari sia poi un costo irrisorio, i 5Stelle non lo credono. «Per noi non è un taglio superfluo, sono sempre soldi. C’è tutto un mondo collegato dietro: ci sono i rimborsi elettorali e tanto altro», dice Benini.

Infine, il Partito Democratico è diviso sul da farsi, come dimostrano le posizioni di alcuni deputati del Pd emiliano-romagnolo: sul fronte del “no” si schierano Luca Rizzo Nervo e Giuditta Pini, mentre Andrea De Maria e Francesco Critelli sono dalla parte del sì.