Comunali 2021

Davide Conte, assessore al Bilancio uscente, ha oggi aperto su Corriere Bologna una nuova riflessione per le prossime amministrative. Specificando, però, che il tema centrale delle prossime comunali sarà il futuro della città, da affrontare insieme alle realtà associative locali. In questa intervista, l’assessore ribadisce e approfondisce le sue ragioni. 

 

Assessore Conte, lei ha sostenuto che la politica deve dare una prospettiva per gli anni a venire. Un discorso simile lo fece Chiara Pazzaglia, dicendo che la politica deve offrire soprattutto un “sogno”. Lei ha parlato con diverse realtà associative, anche con la presidente delle Acli? 

«Quel passaggio è importante, ma non è una novità. Come amministratore, da cinque anni mi rapporto con il territorio, è il mio lavoro. L’assonanza con la posizione delle Acli, condivisa anche con altre realtà, nasce proprio dal mio tentativo di umanizzare il bilancio». 

 

I numeri non sono freddi?

«Bisogna avere pazienza e raccontarli, ponendo al centro non l’euro ma le persone e i loro progetti di vita». 

 

La matematica è politica? 

«È il motivo per cui mi ostino a parlare di futuro. I cittadini devono dare per scontato che l’amministrazione gestisca bene i soldi. Quel che dobbiamo fare, come politici, è produrre un senso di comunità. Ragionare solo in termini di candidature fa perdere di vista il nostro obbiettivo, che è il futuro della città».

 

E intende creare una lista civica? 

«Non voglio occupare nessuno spazio. Certamente guardo verso il centrosinistra, ma soprattutto ai cittadini e alle imprese. Ma i bolognesi, in questo momento, ci stanno chiedendo risposte concrete, non chi sarà il prossimo candidato». 

 

Il 2021 è vicino, però. 

«E non sarà solo una svolta politica, ma ci sarà la curva della storia, come ha detto Romano Prodi. La politica deve scegliere in che direzione sterzare». 

 

Prima le Acli e poi Prodi, è un messaggio per il campo largo? 

«Le associazioni sono importantissime. Per il loro statuto, in cui espongono i loro valori, e per la capacità di ascolto del territorio. Ne ho incontrate molte in commissione, per presentare i loro bilanci sociali, non ho certo agito nell’ombra».

 

Assessore Conte, non teme di passare più come burocrate che come politico? 

«Al contrario. Il mio fine non è far quadrare i conti. Il bilancio positivo è il mezzo per raggiungere gli obiettivi. Per me la politica non è un tiro alla corda in cui vince il più forte, ma tirare la fune nella direzione giusta. Per questo è bene consultarsi con chi conosce meglio la città». 

 

E Bologna di cosa ha bisogno per il futuro? 

«Penso al tema delle rendite. Bologna è una città ricca, con molte entrate. Ma finiscono in direzioni opposte. La politica deve incanalarle in una sola direzione condivisa all’attenzione per le risorse economiche, sociali ed ambientali. E poi le tasse. Il nostro bilancio è in pari, e stiamo lavorando a quello del 2023 quando gli altri comuni devono chiudere quello di quest’anno». 

 

Ancora numeri, assessore. 

«Si, ma con ripercussioni concrete. Siamo l’unico comune che, in pieno lockdown, è riuscito a diminuire le tasse. La Tari è stata scontata di 10 milioni, grazie soprattutto alla lotta all’evasione». 

 

La politica si presenta male? 

«Bisogna cambiare paradigma, smetterla di concentrarsi sulla gestione degli spazi e degli interessi. La gestione dello spazio fisico è la politica della Lega, che guarda i confini».

 

Anche nel Pd, soprattutto in quello bolognese in questo momento, si guarda soprattutto al proprio spazio. 

«Io sono un civico, non vado a dire quel che deve fare il Pd. Il concentrarsi su se stessi, comunque, è un rischio che corre tanto la destra quanto la sinistra. Per questo ribadisco l’importanza del civismo».

 

Dunque lo schema è quello delle regionali?

«Teniamo presente che i risultati di Stefano Bonaccini sono precedenti al Covid e al lockdown. La conoscenza del territorio è fondamentale, più di formule e algoritmi. Serve un nuovo progetto che inquadri la nuova realtà che stiamo vivendo». 

 

 

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