il confronto

Dopo l’intervista del deputato Pd, Andrea De Maria, a Repubblica, un dialogo con Aldo Bacchiocchi, esponente e profondo conoscitore del Pd bolognese, permette una maggiore comprensione sulla tornata elettorale in atto e sul perché della forte uscita di De Maria quando ha detto che «la politica deve cercare intese e convergenze col mondo dell’impresa e del lavoro» e «le istituzioni devono rapportarsi a tutti gli interlocutori riconoscendo ad ognuno pari dignità. Senza subalternità».

 

I democratici devono essere svincolati dai poteri economici, incluse le coop. Lei cosa ne pensa, signor Bacchiocchi?

«La politica deve essere autonoma rispetto al mondo produttivo, di conseguenza anche rispetto alle cooperative che in anni lontanissimi erano legate ai partiti comunista e socialista, ma ora sono molto più autonome. Così come sono autonomi la Cna, l’Artigianato e così via».

 

Quindi è d’accordo con il deputato De Maria?

«Sì, il Pd deve avere una sua identità e non deve essere subalterno a nessuno, ma deve confrontarsi con tutti».

 

 Cosa dovrebbe fare il Pd, nello specifico, per approfondire questo confronto?

«Mi auguro che possa acquisire una propria identità ideale e programmatica. Se c’è questa identità non deve aver paura di confrontarsi con il mondo intero e, ovviamente, anche con il mondo produttivo, che riguarda anche le cooperative».

 

Ma affermare che la politica debba essere autonoma dal mondo cooperativo è un riferimento anche a Pierluigi Stefanini, presidente del gruppo Unipol e giudicato sponsor dell’assessore Matteo Lepore (“l’uomo delle cooperative”) alla candidatura a sindaco?

«Stefanini è il convitato di pietra della politica bolognese. È molto importante anche se sta sempre dietro le quinte. Io sono, però, d’accordo con chi ritiene che nessuno debba avere la capacità di sponsorizzare e predeterminare. Chi si candiderà a fare il sindaco deve essere una persona autonoma e libera».

 

Si è però parlato molto di una coalizione larga. Possiamo continuare a farlo?

«Credo che sia una cosa da auspicare, ma sunt denique fines, cioè “ci sono dei confini” (citazione di Orazio, ndr). La coalizione larga, che mette dentro anche i fascisti, non va bene, anche se si può vincere. La coalizione larga deve essere una cosa seria e limpida. Bisogna capire quali sono i margini».

 

Discorso che vale anche per il civismo? De Maria, così come ha fatto buona parte del Pd, ha aperto su questo fronte.

«Riguardo le liste civiche bisogna capire qual è il programma, cosa vogliono fare. Cos’è il civismo? Siamo tutti cives (cittadini). Bisognerebbe entrare nel merito, capire meglio. Credo che Tonelli (Giancarlo Tonelli, presidente di Ascom, ndr) abbia una sua fisionomia e delle aspirazioni di autonomia programmatica e politica. È un problema da affrontare. Bisogna uscire dalla superficialità e andare più in profondità nelle cose. De Maria è una persona molto intelligente. È un uomo molto duttile, che si sa muovere. È sicuramente un protagonista della realtà bolognese, anche perché ha dialoghi con tutti».

 

Potremmo riassumere che c’è la necessità di avere programmi più reali e chiari su Bologna.

«Sì, ancora è tutto molto nebuloso e tutto sommato si parla di dopo-Covid, ma non si entra nel merito di capire cos’è. Non sono del parere che “Parigi valga una messa”. Chi vince deve avere un confine di alleati il più possibile limpido. Il confine secondo me è dato dal sottofondo antifascista che deve caratterizzare il tessuto democratico. Altrimenti sì, si può vincere ma confondendo ancora di più le situazioni che sono già così confuse. Per cui Parigi non vale una messa. Anche questo è un altro tema che credo debba essere una delle basi programmatiche anche delle prossime elezioni».

 

 

Nella foto di copertina: Aldo Bacchiocchi