USA

Sanità. Politica. Università. Sono tante le responsabilità della crisi americana. Un paese che è ancora meta da sogno di intere generazioni, ma che ora è stato messo in ginocchio dalla pandemia. Crack America. La verità sulla crisi degli Stati Uniti (edito da Solferino, 2020) di Massimo Gaggi, editorialista e corrispondente del Corriere della Sera da New York, è un libro che analizza per filo e per segno le debolezze sistemiche e culturali del gigante democratico che negli ultimi decenni l’hanno portato a una vera crisi. «Questo libro però non è anti-americano, ma è un atto d’amore per l’America», ha affermato Gianni Varani, giornalista e uno dei fondatori degli “Incontri esistenziali”, al cui appuntamento del 28 settembre si è parlato proprio di questo libro. Gaggi, infatti, vive e lavora da più di quindici anni negli Usa e crede che il tema più esemplare del crack americano sia quello della sanità. «Se per noi la sanità è un diritto, in America è una responsabilità individuale», ha detto Gaggi. «La vicenda del Covid ha messo in luce quanto questo sistema non solo eticamente sia poco accettabile, ma anche inefficiente e inefficace da un punto di vista concreto». Parlando di gestione della pandemia, non si può non far riferimento a Trump. Eppure i problemi di cui si parla sono molto più vecchi. «Trump non è causa, ma espressione di tutta una serie di distorsioni che nel sistema americano si stanno accumulando da anni».

La sanità dà l’idea di come il sistema capitalistico sia stato distorto. Da questa alterazione derivano molte conseguenze. Ci sono le disuguaglianze (quelle di reddito, quelle razziali e dei ceti sociali che incidono anche sulle aspettative di vita), ma anche le scelte sull’alimentazione industriale da cui dipende l’obesità, per arrivare alla distribuzione generosa da parte dell’industria farmaceutica di farmaci antidolorifici, che «sono diventati una sorta di droga dei poveri. C’è molta gente che muore per overdose di questi», specifica Gaggi. Ma non dimentichiamoci dell’incredibile numero di studenti homeless (senza casa). «Le università, fino a qualche anno fa, avevano dei costi accettabili. Tra borse di studio e rette abbordabili, alle famiglie bastava un buon stipendio industriale per sostenerle. Oggi ci sono da un lato l’impoverimento dell’ex-ceto medio, dall’altro le università che sono passate a costare da 5-10 mila dollari l’anno a 75 mila dollari l’anno. Oggi i ragazzi si laureano con un debito di studio di 300 mila dollari e nel frattempo è cambiato anche il mercato del lavoro. Per cui gli stipendi sono molto più bassi e i lavori più precari. Questo crea un disagio sociale enorme».

Il filo che lega tutti questi mondi e che s’impone come causa di tutto, a parere di Gaggi, è il sistema politico. «Ormai si è incancrenito attorno a una posizione in cui non c’è più un dialogo tra le varie componenti politiche della società e del Parlamento». Allora a novembre «cosa dobbiamo augurarci come italiani dalle elezioni?», ha chiesto Varani. «Credo a noi interessi mantenere un rapporto molto stretto con gli Usa, ma anche con Europa e Nato», ha risposto Gaggi. «Ho conosciuto abbastanza bene Biden, ma non credo cambierà molto rispetto all’era Trump. Non l’ho mai percepito come un grande politico, credo che nemmeno Obama l’abbia mai considerato tale. Il meccanismo è talmente complesso e il voto è talmente incerto, che è difficile fare previsioni. Davo parecchie chance al fattore Covid, vista la pessima gestione. Per molto tempo ho pensato avesse avuto effetto anche sui conservatori, ma la faccenda della Corte Suprema (Trump ha nominato come nuova giudice la conservatrice Amy Coney Barrett, ndr) sta consentendo a Trump di portare l’attenzione sulla difesa dei valori etici dei conservatori. C’è un impoverimento delle classi dirigenti, di sicuro», ha concluso.

 

 

I giornalisti Gianni Varani e Massimo Gaggi all'appuntamento degli "Incontri esistenziali" all'Auditorium Illumia di Bologna, lo scorso 28 settembre