Chiesa

«Gli omosessuali hanno il diritto di far parte di una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo». Le parole di Papa Francesco (pronunciate all’interno di un film-documentario del regista d’origini russe Evgeny Afineevsky, presentato ieri al Festival di Roma) hanno fatto il giro del mondo e non mancheranno di far discutere. Mai, del resto, un papa aveva espresso in maniera tanto netta un’apertura a favore d’un riconoscimento pubblico per le coppie omosessuali.

Certo il tema della legittimità delle unioni omossessuali è da tempo tema di discussione nella Chiesa. Oggi le dichiarazioni del papa aggiungono un tassello cruciale con cui i cattolici, dalle alte cariche ai semplici fedeli, non potranno non confrontarsi. Ne abbiamo parlato con alcuni sacerdoti bolognesi.

 

«Non sono figli di Dio solamente coloro che sono nella perfezione del Vangelo», commenta don Giovanni Nicolini, ex parroco di Sant’Antonio da Padova alla Dozza di Bologna e ora al Sant'Orsola. «Io, per esempio – peraltro in un tema assolutamente primario – sono del tutto lontano dall’obbedienza alla carità. Eppure la misericordia divina della Chiesa incessantemente mi riaccoglie e mi ama. Quando poi una “trasgressione” della Parola del Vangelo è una situazione soggettivamente insuperabile, non possiamo pensare di risolvere la questione con la scomunica e la condanna di una persona. La famiglia custodisce e protegge tutti i suoi figli e vuole per ognuno di loro la possibilità di un cammino di speranza e di pace. Un figlio “diverso” è guardato con particolare affetto dalla maternità della Chiesa».

 

«Da altre dichiarazioni precedenti, ad esempio da quanto affermava nella esortazione apostolica Amoris laetitia, mi aspettavo una presa di posizione simile, ma il modo con cui lo ha fatto è stata una sorpresa», dice don Mario Fini, parroco di Santa Maria della Misericordia e di Sant’Anna, che legge l’uscita soprattutto come «un invito ai governi. Per altro perfettamente nella linea anche del cardinale Zuppi che ha già avviato un cammino pastorale con le coppie omosessuali». Ma tiene a sottolineare che non bisogna fraintendere le parole del papa su un punto importante: «Per la Chiesa resta che unioni civili e matrimonio sono due cose diverse. Questo è un messaggio per il mondo civile: deve aiutare anche le coppie gay a vivere nella stabilità».

«Come pastore condivido con il papa l’atteggiamento pastorale che il papa suggerisce alla chiesa, che è l’atteggiamento dell’accoglienza, della misericordia, del non giudizio che sono tutte parole chiave tipiche del magistero del Papa», commenta don Gabriele Davalli, direttore dell’Ufficio Pastorale della Famiglia. «Credo che come Chiesa dobbiamo guardare al Papa come riferimento imprescindibile del nostro agire pastorale. Anche perché non si discosta dall’ideale evangelico». Anche sulla possibilità di parlare di matrimonio tra persone dello stesso sesso giudica che la posizione di Francesco sia assolutamente chiara: «Il papa nella Amoris laetitia, al punto numero 251, dice in maniera esplicita che non può esserci assolutamente confusione tra matrimonio come sacramento e unione tra persone omosessuali. Le sue parole sono: “Non esiste fondamento alcuno per stabilire analogie, anche remote, tra unioni omosessuali e matrimonio”. Non ci sono ambiguità su questo».

 

Assolutamente favorevole alle parole di Francesco è don Carlo Bondioli, parroco di SS. Annunziata a Porta Procula: «Mi sembra tutto normale, tutto giusto. Aspettavo da tempo qualcosa di più chiaro. Spero che ci si continui a muovere in questa direzione senza paura». Certo non tutti, all’interno della chiesa, accoglieranno le parole di Bergoglio con la stessa soddisfazione: «Mi sembra evidente che ci siano posizioni diverse e anche delle tensioni all’interno della chiesa. C’è una polarizzazione delle posizioni un po’ artificiosa, alimentata dai media e dai social, cioè da tutto un mondo della comunicazione che tende a non entrare nel merito, ma a contrapporre “fan” di una posizione contro quella dell’altra. Questo in generale nel mondo che viviamo, e purtroppo anche nella Chiesa. Sono posizioni di tifoseria che non aiutano il discernimento attento su questi argomenti che sono delicati. Ci sarà, come sempre e come è ovvio, chi si strapperà le vesti, chi dirà “dove finiremo?”. Questo purtroppo è diventata la normalità del modo in cui si comunica e purtroppo anche del modo in cui si comunica all’interno della chiesa. E questo non ci fa bene». E alla domanda se in questa apertura si possa vedere un primo passo verso la possibilità del matrimonio, come sacramento religioso, impartito a omosessuali risponde: «Può darsi. Non lo escludo completamente. Però per arrivare a una cosa del genere occorre un ripensamento molto profondo di elementi che stanno alla base del pensiero ebraico-cristiano. Quindi una rilettura più approfondita delle scritture, del messaggio cristiano, del discorso dei generi. Sono questioni molto profonde e che la chiesa cattolica secondo me dovrà rivalutare in modo più attento, alla luce anche dell’avanzamento della cultura, come è già stato fatto per altri argomenti. Certo questo è un argomento antropologico molto delicato. Certamente sono passaggi lenti per la chiesa».