Fotografia

In un mondo come quello contemporaneo caratterizzato da uno stillicidio di immagini che vogliono raccontare la nostra vita, ma che il più delle volte non comunicano nulla se non tendenze narcisistiche, esistono altri scatti invece capaci di restituire la storia di epoche e città e di entrare nel cuore e nell’anima degli osservatori. È il caso delle fotografie raccolte nella mostra “Criminis Imago. Le immagini della criminalità a Bologna”, che ripercorre oltre cinquant’anni di crimini e processi avvenuti in città (periodo 1949-2000).

Dal prossimo 23 ottobre al 10 gennaio 2021, all’interno dell’Oratorio di Santa Maria della Vita di via Clavature, si avrà la possibilità di vivere idealmente, attraverso gli scatti dei fotografi Walter Breveglieri e Paolo Ferrari, alcuni degli eventi che hanno colpito profondamente al cuore Bologna, come la strage del 2 agosto, gli omicidi della Banda della Uno Bianca, le stragi dell’Italicus e del Rapido 904 e altri episodi drammatici che rimarranno nella memoria, non solo dei bolognesi. Fatti epocali che hanno portato Ferrari, «inviato sul campo», a dire: «Pensavo di lavorare per la cronaca, invece lavoravo per la storia».

E nella storia della città rimarranno le immagini, come quella del cratere provocato dall’esplosione alla stazione, quella dei corpi dei carabinieri Andrea Moneta, Mauro Mitilini e Otello Stefanini, uccisi dalla Banda della Uno Bianca nella strage del Pilastro, o quella del ferito soccorso dopo l’esplosione di un ordigno sul Rapido 904.  

Queste e altre foto sono inoltre raccolte nel catalogo curato dal procuratore della Repubblica di Bologna, Giuseppe Amato, e da Marco Baldassari, responsabile dell’Archivio Ferrari di Genius Bononiae (Criminis imago. Le immagini della criminalità a Bologna, foto di Walter Breveglieri e Paolo Ferrari, Minerva, pagg. 208, costo 29 euro). Oltre alle fotografie, il volume presenta saggi scritti dagli stessi Amato e Baldassarri, da Gianfranco Bernabei, Questore di Bologna, dallo scrittore Carlo Lucarelli, dai docenti Luigi Stortoni e Susi Pelotti e da Fabio Roversi-Monaco, presidente di Genus Bononiae.

Il catalogo è stato presentato questa mattina, insieme alla mostra, in una conferenza stampa al Museo della Storia di Bologna di Palazzo Pepoli. «Una dedica particolare va al lavoro dei fotografi e dei giornalisti. La mostra parla attraverso le immagini e i racconti», ha dichiarato il patron di Minerva Edizioni, Roberto Mugavero.

Presenti all’incontro anche Roversi-Monaco, che ha ringraziato la magistratura bolognese per aver curato la mostra e il catalogo, il procuratore Amato e l’assessore comunale alla Cultura, Matteo Lepore.

«Le immagini di questa mostra restituiscono un grande sentimento etico di Bologna. Penso, ad esempio, a quella particolarmente toccante dei soccorsi dopo la strage del 2 agosto 1980», ha affermato Amato, che ha apprezzato il fatto che negli ultimi anni istituzioni come l’Arma dei Carabinieri e le amministrazioni locali abbiano promosso iniziative per ricordare le vittime dei vari crimini. Il procuratore ha inoltre voluto rassicurare: «Bologna è una città protetta. Abbiamo un adeguato controllo del territorio».    

«Credo che Criminis Imago sia un progetto importante. Negli ultimi anni la fotografia ha assunto un ruolo centrale nell’ambito della conoscenza della storia», ha dichiarato l’assessore Lepore, che ha poi invitato a «non smettere di raccontare cos’è la nostra città, anche in tempi difficili per la cultura a causa della pandemia».

 

Qui sotto alcuni scatti di Criminis Imago:

 

Ricerche dei Carabinieri in seguito al rapimento di Alessandro Fantazzini, avvenuto ad Anzola il 19 gennaio 1986. Foto di Paolo Ferrari

 Ritrovamento del corpo di Angelo Fabbri. Bologna, 1982. Foto di Paolo Ferrari

 

 

Particolare sul luogo dell'omicidio di Andrea Lombardini. Argelato, 5 dicembre 1974. Foto di Paolo Ferrari

 

 

Don Paolo Annoni durante i soccorsi successivi all'esplosione della bomba alla stazione. Bologna, 2 agosto 1980. Foto di Paolo Ferrari

 

 

Il procuratore Walter Giovannini mostra l'identikit di Roberto Savi durante uno dei processi sul caso della Uno Bianca. Bologna, 1994. Foto di Paolo Ferrari