presidi sociali

Sono considerati gli ultimi presidi sociali presenti sul territorio. Sono i circoli Arci che, a causa della pandemia, rischiano di chiudere o di ridursi significativamente perché a venir meno sono proprio i principali punti cardine della loro esistenza: l’incontro e l’aggregazione. Per questo, l'Associazione ricreativa e culturale italiana (Arci) in Emilia-Romagna sta affrontando una crisi senza precedenti.

Dei 133 circoli sparsi sul territorio, a oggi sono già 30, tra città e area metropolitana di Bologna, quelli che hanno chiuso le loro saracinesche e interrotto tutte le loro attività. Molti dei circoli Arci “giovanili”, ad esempio, non possono riaprire perché le disposizioni imposte dal nuovo dpcm non lo consentono. I circoli “tradizionali”, invece, sono aperti ma vedono sempre meno presenze perché gli anziani che li frequentano tendono a evitare di trascorrerci del tempo per paura del contagio.

A confermare l'allarme è l’Arci di Bologna che da giorni sta invitando soci, ex soci ad associarsi per l'anno 2020-2021. È proprio ottobre, infatti, il mese in cui iniziano i tesseramenti. «Questo periodo dell’anno generalmente rappresenta una fase di crescita ma in questo 2020 è tutto diverso. Molti circoli fanno fatica a riaprire e magari non riapriranno neanche più», spiega Rossella Vigneri, presidente Arci Bologna. «La pandemia è gravata soprattutto sui circoli giovanili che organizzano attività per lo più serali, proprio quelle vietate dai decreti. Chiaramente non potendo più svolgere le attività che solitamente svolgevano si ritrovano ad avere diverse difficoltà economiche. Poi continuano a pagare gli affitti anche se non ci sono entrate. Ci sono realtà che resistono riuscendo a promuove le proprie iniziative. Il Mercato sonato, ad esempio, ha messo in piedi una programmazione che consente di proporre concerti, spettacoli, corsi. Questo anche perché lo spazio a disposizione è molto ampio e permette di contenere un numero rilevante di associati al suo interno».

 

Svantaggiati i circoli con capienze molto ridotte. Sono molti quelli che hanno rinunciato ad aprire come ad esempio il Millenium in via Riva Reno o il Binario69 in via De Carracci. «Il nostro circolo è chiuso da febbraio. Abbiamo deciso di non aprire perché lo spazio è poco ed è difficile garantire la sicurezza dei nostri associati e poi economicamente sarebbe insostenibile. Se ci saranno le condizioni per farlo, apriremo a settembre del prossimo anno intanto stiamo provando a far sopravvivere Binario69 con un crowfounding e convertendo le nostre attività live in attività online. Il vero dramma di questa crisi è che molti spazi andranno a morire e saranno soprattutto quelli non mainstream. L’assenza di luoghi in cui condividere cultura alternativa rischia di produrre omologazione sociale e culturale», commenta Angelo Cagnazzi, presidente del circolo Arci Binario69. 

 

Una situazione complicata che non trova rapide soluzioni e che dipende dall’andamento dell’epidemia e dalle restrizioni imposte per contrastare il virus. Per questo Arci si appella, oltre che ai fedelissimi, anche alle istituzioni. 

 

«Un modo per non far chiudere gli spazi Arci è quello di continuare a sostenere le loro attività anche se rivoluzionate, ripensate e ridotte.

Quello che stiamo provando a fare è cercare di sollecitare le istituzioni e l’amministrazione affinché si possano trovare delle misure si compensazione rispetto alle perdite che i circoli stanno subendo. Noi siamo convinti che ogni spazio culturale vada tutelato perché svolge un ruolo fondamentale per la coesione, la vita sociale e culturale della città», conclude Vignali.