BLUE-ECONOMY

Riutilizzare scarti ittici nella cosmesi sostituendo i composti chimici. "Recover Ingredients" è  l'intuizione all'avanguardia che ha permesso a due ex studenti dell’AlmaMater, Alessio Adamiano e Michele Iafisco, di vincere la finale italiana di Mistral, progetto economico finanziato dall’Unione Europea per favorire la nascita di nuove idee imprenditoriali sostenibili nel settore marittimo. Un passo avanti considerato che di economia circolare, salvaguardia dell’ambiente, Blue Economy sono termini di cui tutti i giorni si sente parlare, ma che raramente hanno una realizzazione imprenditoriale. Abbiamo chiesto agli ideatori - oggi ricercatori al CNR di Faenza - qual è il loro vincente “Recover Ingredients”, pensando anche al futuro che li attende.

    

 

 

La vostra idea imprenditoriale ha vinto la finale italiana del progetto Mistral, in cosa consiste la vostra proposta?

«Il progetto Recover Ingredients, a cui lavoriamo da due anni, prevede di riutilizzare, nell’ambito di un’economia circolare, gli scarti dell’industria ittica. Gusci di molluschi e lische del pesce per la realizzazione di ingredienti che verranno riutilizzati in cosmetica. Tutta la componente sintetica, nociva per l’ambiente marino quando viene versata nel mare, nel 2025 verrà completamente bannata dai prodotti cosmetici. Il nostro obiettivo è rimpiazzarla con ingredienti totalmente naturali e bio-compatibili».

 

In particolare per cosa possono essere utilizzati questi ingredienti di derivazione ittica?

«Abbiamo sviluppato due prodotti: un booster di SPF (ingrediente che all’interno di una crema solare permette di potenziare il fattore di protezione contro i raggi UV) capace di abbassare la concentrazione di tutte le componenti sintetiche nocive contenute nelle protezioni solari. Dai gusci delle conchiglie, invece, otteniamo altri eccipienti che in ambito cosmetico possono sostituire le microplastiche presenti in gran parte dei prodotti».

 

L’idea c’è, gli ingredienti anche. Quali sono i prossimi step per passare dalla teoria alla pratica?

«La nostra idea di business adesso è quella di vendere questi ingredienti a chi poi realizza il prodotto finito. Diverse case produttrici di cosmetici, tra cui importanti multinazionali del settore, hanno già mostrato il loro interesse. Siamo ancora uno spinoff accademico, quindi il prossimo step è quello di costituirci come società. Poi saremo pronti a mettere su l’impianto di produzione su scala industriale per iniziare ad avere i primi contratti con i clienti».

 

La vostra filosofia del recupero degli scarti, oltre che nella cosmetica, in quali altri settori può essere applicata?

«In ambito agricolo. Gli ingredienti da noi prodotti possono essere usati come materiali per la foto-protezione delle piante e anche nei fertilizzanti a base di fosforo. Quest’ultimo è un elemento strategico che sta scomparendo perché rilevato da depositi minerali che non costituiscono una fonte di energia rinnovabile. Sostituendolo con un ingrediente recuperato, andremmo a rigenerare l’ambiente con gli scarti provenienti dallo stesso ambiente ittico».

 

La vittoria della finale italiana del progetto Mistral vi ha dato accesso alla finale internazionale del Contest di Mistral, che si terrà il 22 ottobre, cosa vi aspettate?

«La finale prevede un premio in denaro di 10mila euro che potremmo investire nelle nostre attività. Parteciperanno startup, spinoff e imprenditori dei paesi europei aderenti, quindi la competizione è molto alta. È ovvio che ci teniamo a fare bella figura in campo internazionale, facendo fare bella figura all’Emilia-Romagna e all’Italia, ma alla luce del forte interessamento mostrato dalle industrie, il nostro progetto andrà avanti ugualmente».