Comunali 2021

«Il nostro desiderio è di tornare in piazza il 14 novembre, per celebrare il primo compleanno del movimento». L’annuncio è di Mattia Santori, leader delle 6000 Sardine, che ieri a DiMartedì è tornato a parlare del futuro della sua creatura. «Siamo nati con un semplice flash mob, chiedendo cinque minuti di tempo per salvarci da cinque anni di Lega alla Regione». Frase che lascia intendere che la piazza sarà quella bolognese. Ultima, nei fatti, roccaforte delle Sardine. Un ritorno alle origini, quindi, tradendo anche una certa nostalgia, ma soprattutto un modo per misurare lo stato delle truppe. 

 

Un crescentone nuovamente riempito, Covid permettendo e sicuramente con le mascherine, darebbe alle Sardine la forza di imporsi come soggetto influente nelle prossime elezioni comunali. Una capitalizzazione che potrebbe andare verso il possibile candidato (a sinistra si è ancora in mare aperto) Matteo Lepore, assessore alla cultura a Palazzo D’Accursio. Fonti di sardine uscite dal movimento fanno trapelare un leader ittico molto vicino all’assessore. Ieri sera per altro sul tema del dissenso Santori si è cosparso il capo di cenere: «Non siamo stati pluralisti al nostro interno, spero che gli scontenti tornino. Ma nel disastro qualcuno ha portato avanti la carretta». Sul fronte pubblico, invece, i contatti tra lui e Lepore ci furono in luglio, per il progetto “Fotosintesi culturale”, e in agosto, in occasione del quarantesimo anniversario del Due Agosto, presentando le “Stazioni della memoria” di Cantiere Bologna.

 

Quel che è certo, comunque, è l’apertura di Santori al Partito democratico, ribadita ieri sera dopo la lettera di giovedì. «Zingaretti ha il merito di aver individuato molti problemi, ma non stiamo vincendo veramente. Cinque anni fa le regioni in mano al centrosinistra erano quindici, oggi solo cinque». Una linea, quella del sostegno esterno, ampiamente sposata nei giorni scorsi da sardine fedelissime e vicinissime al leader. Inedita, invece, è l’alternativa propiziata da Floris, il conduttore di DiMartedì: «Se il Pd vuole fare da perno per la ricostruzione del centrosinistra, ci saremo. Altrimenti andremo da soli come soggetto a se stante e autonomo, pronto a candidarsi. Oppure, rimarremmo un movimento culturale».  

 

Un atto di forza, ma anche un possibile salto nel buio. Il brand delle Sardine (marchio detenuto dai quattro fondatori e da altri due leader nazionali) può avere successo sotto le Due Torri. Poco, come si è visto nelle ultime regionali, fuori dalle mura. Proprio in questo senso, a gelare il leader, è Aldo Bacchiocchi, storico esponente della sinistra bolognese: «Le sardine devono capire di non essere il centro del mondo. È una componente significativa, ma non deve essere autoreferenziale. Dovrebbe avere l’umiltà di confrontarsi non solo con i vertici del partito e scrivere delle lettere, ma avere contatti con la base del partito, se si ritiene che il Pd possa essere un interlocutore». E sull’influenza del movimento per la corsa a D’Accursio dice: «Quando il partito presenterà il suo programma, superando questa girandola di nomi che si autocandidano, le Sardine saranno sicuramente delle interlocutrici. Però su delle basi concrete di problemi da affrontare, non così, in modo generico».