anticipazioni

In attesa di sviluppi delle indagini sull’omicidio di Maria Paola Gaglione, la diciottenne morta per una caduta dal motorino provocata dal fratello Michele Antonio che non accettava la sua relazione con una persona transgender, il tema della violenza omotransfobica torna a infuocare le cronache del Paese e sottolinea l’urgente bisogno di approvazione del disegno di legge Zan.

«Il fatto di non avere ancora una tutela giuridica contro le discriminazioni sessuali e di genere, sommato all’incoscienza di una parte di politica che mira soltanto a rinviare il progetto, è molto grave, e ha conseguenze che si ripercuotono su tutti i cittadini – rimarca Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay –. Si sta discutendo del contesto di degrado socio-culturale in cui l’omicidio di Caivano ha avuto luogo, ma ci tengo a ricordare che qualche giorno fa a Potenza il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Michele Napoli, commentando la mozione contro il ddl Zan, ha definito l’omosessualità "contronatura". L’idea delle persone “malate” non ha status, è trasversale».

Il caso Caivano ha fatto inoltre riemergere la mancata accortezza e adeguata preparazione della stampa nel rapportarsi a certi temi. «È stato terribile il modo in cui i media hanno trattato la vicenda di Maria Paola e Ciro. Quest’ultimo, pur non avendo ancora intrapreso il percorso di transizione dal punto di vista legale, riconosce la sua identità di genere in un uomo, e per questo, in primis i giornalisti, dovrebbero trattarlo come tale», aggiunge Piazzoni.

Non possiamo più far percepire questi eventi come casi isolati, dettati dalle circostanze e dalle svariate situazioni di disagio in cui hanno luogo le violenze. Si tratta piuttosto di approvare una legge che l’Italia aspetta da più di vent’anni. Secondo l’ultimo report stilato da Arcigay lo scorso 17 maggio, giornata mondiale contro l’omofobia, le storie di violenza nell’anno della pandemia contro le persone Lgbt sono state 134. Nonostante le nebulose rilevazioni statistiche confermino che negli ultimi anni l’odio omofobico porti un segno più (punto di “svolta” la campagna elettorale della Lega di Matteo Salvini), la città di Bologna sembra essere ancora una sorta di Eden per la comunità Lgbt in fatto di accettazione e tolleranza. È qui che è stata collocata nel 1990 la prima lapide in Italia dedicata alle vittime omosessuali della persecuzione nazifascista, ed è ancora qui che, in anticipo sul mondo, verrà dedicata una via alla storica Marcella Di Folco, la prima transgender a ricoprire una carica elettiva nel consiglio comunale della città e paladina dei diritti di tutti.

 

Nel prossimo numero di Quindici, in uscita il 24 settembre, l’inchiesta sull’omotransfobia in Italia con un focus particolare sull’eccezionalità di Bologna.

 

Fonte img: Wired Italia