mobilitazione

Tasse universitarie, infrastrutture, investimenti e fondi per la ricerca. Il collettivo Noi restiamo Bologna ha le idee chiare sulle criticità della gestione dell’Alma Mater post Covid-19. «Le dinamiche di esclusione che contestiamo da anni sono peggiorate dopo la pandemia, l’incontro di oggi è frutto del percorso fatto durante la pandemia a livello nazionale, che ha previsto anche un incontro con i rappresentati del Miur il dieci giugno scorso», spiega Antonio, referente del collettivo alla conferenza stampa d’oggi davanti al Rettorato in Via Zamboni. I ragazzi di Noi restiamo hanno affisso uno striscione sopra l’ingresso dell’Ateneo che recita “Unibo: un’eccellenza costruita sull’esclusione”, oltre ad una serie di “mattoni” di cartone come metafora dell’ostacolo che alcune politiche universitarie sono per molti studenti. Il collettivo rimprovera nello specifico all’università di privilegiare i corsi, e gli studenti, d’eccellenza, i percorsi formativi “d’elite” costosi e riservati a pochi.  È noto che l'università stia pensando a una modalità mista di lezioni in presenza e online per le migliaia di studenti che a settembre inizieranno un altro anno accademico, ha fatto discutere la notizia che alcune zone di Bolognafiere saranno destinate ai pochi studenti della Bologna Business school, che prevede tasse molto alte, «escludendo di fatto una larga fetta di popolazione studentesca», prosegue Antonio di Noi restiamo. Nell’ordine del giorno anche la questione rate: la terza è stata richiesta poco fa nonostante le lezioni siano state telematiche negli ultimi quattro mesi, senza contare che a settembre per ora è prevista la tassa piena: «Auspichiamo o l’abolizione o la riduzione delle tasse», fanno sapere dal collettivo. La questione abitativa rimane un altro nodo da sciogliere, tra le recriminazioni di Noi resistiamo la scelta dell’università di lasciare in mano ai privati gli studentati, spesso «con prezzi altissimi e alla portata di pochi, come nel caso dello Student Hotel in costruzione in zona Bolognina». «Le operazioni che l’università italiana sta portando avanti si inseriscono in una dinamica già da tempo avviata, che crea una distinzione sempre più netta tra atenei di serie A e di serie B: l’Unibo ha già dimostrato il suo ruolo di polo d’eccellenza, il quale si appoggia su fondi pubblici per la ricerca (è infatti prima in Italia per la quantità di fondi europei vinti per la ricerca) e su accordi con i privati, che in tal modo si appropriano di brevetti e consulenze pubbliche», si legge nel comunicato stampa dell’evento di oggi su Facebook. «Di fronte a questa realtà non si è assistito a un cambio di passo, anzi, le misure emergenziali messe in campo sono palesemente insufficienti per sostenere il diritto allo studio, inoltre gran parte dei fondi saranno stanziati per la didattica a distanza (sono previsti tre milioni di euro da settembre), operazione che esaspera le differenze tra studenti e non può sostituire un vero percorso formativo», spiega Antonio in Via Zamboni. Il collettivo rintraccia criticità serie anche nella gestione delle infrastrutture, a oggi le biblioteche sono praticamente inutilizzabili, manca spazio da anni anche nelle aule, sovraffollamento e classi “pollaio” sono la norma a Bologna, ricordano i ragazzi.  Il portavoce conclude con un appello: «Questa è la giornata in cui mettiamo il punto al percorso degli ultimi mesi, prevedendo già una nuova fase di mobilitazione che partirà a settembre. Autonomia differenziata, competizione tra poli universitari e regionalizzazione sono dinamiche che puntano al prestigio ma non al benessere degli studenti».