L'analisi

«Cathy La Torre è la mina vagante alle prossime primarie del centrosinistra». Parola del politologo Salvatore Vassallo. Raggiunto al telefono da InCronaca, il direttore dell’Istituto Cattaneo sottolinea quello che per lui è un aspetto centrale per analizzare la corsa a sinistra verso la candidatura a sindaco di Bologna. Ovvero, «la grande carica innovativa e mobilitante dell’avvocata per i diritti civili». La quale potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio per il Partito democratico. Il perché ce lo spiega il 54enne accademico bolognese, già deputato dem dal 2008 al 2013. «Cathy ha un grande potenziale, perché ambisce a un elettorato più ampio rispetto a quello della “old left”, la “vecchia sinistra”», dice Vassallo. Che per “vecchia sinistra” intende quel mondo che fino a pochi anni fa faceva riferimento a partiti come Sinistra ecologia e libertà oppure Rifondazione comunista. «Ecco – continua il politologo – quel mondo negli anni è stato ridimensionato dalle urne, ha numeri ridotti». Per questo, continua, «La Torre può puntare ad aggregare quel che rimane di quell’area con la “nuova sinistra”, gli ambientalisti alla Greta Thumberg, le Sardine e il mondo Lgbt». Uno bacino elettorale quindi molto più ampio rispetto a quella sinistra “vecchia scuola” che lungo tutto il corso della seconda repubblica, dal 1995 ad oggi, ha sempre oscillato tra il 10 e l’11%, tanto alle Regionali quanto alle Amministrative.

Per spiegare concretamente il potenziale di La Torre alle future primarie di coalizione, Vassallo riprende due casi ormai storici: le primarie del 2005 per scegliere il leader dell’Unione, la compagine di centrosinistra che si sarebbe presentata alle elezioni politiche dell’anno successivo e le primarie 2012 per la scelta del candidato leader della coalizione “Italia. Bene comune” per le Politiche del 2013. In queste due tornate, la sinistra viene rappresentata prima da Fausto Bertinotti con Rifondazione comunista e poi da Nichi Vendola con Sel. In entrambi i casi i candidati di sinistra non riescono a prevalere (nel 2005 vince Prodi, nel 2012 Bersani). «Ma tanto Bertinotti quanto Vendola riuscirono a portare alle urne e mobilitare tantissimi elettori che senza di loro forse non si sarebbero presentati alle primarie». 

Ma cosa ci possono dire queste due esperienze rispetto al presente? «Bisognerà capire se La Torre sarà, diciamo così, più simile a Bertinotti o più simile a Vendola», dice Vassallo. Infatti, continua, «Bertinotti nel 2006 ebbe la forza di portare tante persone alle primarie ma non riuscì a rompere gli equilibri interni del centrosinistra, tanto che Prodi vinse al primo turno». Al contrario, «Vendola, anche e soprattutto grazie alla sua figura istrionica e al suo messaggio di cambiamento, creò non pochi problemi al candidato della “ditta”, Pier Luigi Bersani, che la spuntò solo al secondo turno». In sostanza, tornando a oggi, se La Torre riuscirà ad imporsi come una figura politicamente e mediaticamente nuova, capace di portare alle urne persone non avvezze alle primarie ma affascinate dalla sua figura, questo sarà un bel grattacapo per il Pd. «Perché – spiega l’accademico – gli elettori che La Torre trascinerà al voto saranno per lo più a suo favore. Senza tener conto che Cathy potrebbe rubare voti agli stessi democratici».