Network

Rete 5G: il Governo italiano sembra rivedere la sua strategia di avvicinamento alla Cina, mettendo in discussione l’ipotesi di concedere a Huawei la possibilità di impiantare proprie infrastrutture lungo lo Stivale. Un ulteriore segnale in questa direzione sarebbe l’incontro della scorsa settimana tra il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, e Lewis Eisenberg, l’ambasciatore Usa a Roma. Gli Stati Uniti sono infatti notoriamente contrari alla penetrazione in Italia del Paese del Dragone attraverso sue infrastrutture di comunicazione. Il timore è che i cinesi possano così accedere a dati e informazioni sensibili, anche in materia di sicurezza nazionale.


L’Italia appare quindi stretta tra le due potenze globali: da un lato gli Stati Uniti, dall’altro la Cina. Ma una terza via è possibile? A quanto pare sì. Tanto che anche a Palazzo Chigi si cominciano a riporre crescenti speranze nel progetto Gaia-X.


Presentato a novembre scorso dal Governo tedesco, in occasione del Summit Digitale 2019, Gaia-X si candida a essere un sistema cloud di marca europea. Si tratterebbe della risposta comunitaria al problema della conservazione e dell’utilizzo dei dati raccolti nell’Unione e da utilizzare in alternativa alle “casseforti” virtuali cinesi e statunitensi, dove oggi è stoccato il patrimonio di informazioni di istituzioni, aziende, professionisti e singoli cittadini.


Gaia-X, nella sua prima fase, ha coinvolto oltre 100 aziende europee e vari istituti di ricerca collocati in 17 diversi Paesi. Attualmente, anche la Francia è in campo al fianco della Germania per contribuire allo sviluppo di una tecnologia che consentirebbe di sottoporre il processo di raccolta dei dati alla disciplina comunitaria, soprattutto in materia di privacy e protezione.


La creazione di un cloud europeo avrebbe conseguenze anche sotto il profilo dell’infrastruttura tecnologica. Lo spiega il report sui “Nuovi Sviluppi dei Servizi Digitali”, presentato nel maggio di quest’anno dal Dipartimento delle Politiche per l’economia, la scienza e la qualità della vita che fa capo alla direzione generale del Parlamento Europeo. Come si legge nelle conclusioni del report, organizzare un sistema comunitario di stoccaggio dei dati richiede una rete internet a alta velocità (5G o 6G) e un relativo firewall, ovvero un autonomo sistema di protezione. L’obiettivo sembra dunque quello dell’autonomia, attraverso un internet europeo, rispetto a Cina e a Usa.