Minori

Dopo l’analisi sulla gestione della crisi da Covid nelle Rsa (Residenze sanitarie per anziani) di metà giugno, l’attenzione di palazzo D’Accursio si è spostata sulle strutture educative e residenziali, quelle che accolgono i minori e le madri vittime di violenza. Il consigliere dem Francesco Errani ha aperto la seduta elogiando il ruolo svolto dei servizi sociali, che hanno riorganizzato il lavoro nel pieno dell’emergenza, e ha chiesto maggiore attenzione per gli operatori socio-sanitari che si occupano dei soggetti nelle residenze. «Comunità che sono a rischio per loro natura - ricorda il consigliere - per il tipo di assistenza che offrono». 

 

Per Errani è fondamentale, quindi, capire quanto possono essere aumentati i tamponi tra i residenti e gli operatori e la formazione di nuove aree specifiche per i periodi di quarantena dei positivi. Viene quindi citata Villa Serena di via del Lazzaretto, dove ventidue clochard sono stati contagiati a fine maggio. «Lo screening a tappeto attraverso i test - spiega Errani - è l’unico modo per evitare l’insorgere di nuovi focolai in questi centri». 

 

Padre Giovanni Mengoli, che gestisce alcune strutture che accolgono ragazzi in difficoltà, ripercorre le tappe del virus dai primi di febbraio, ricordando la mancanza dei dispositivi di protezione e le difficoltà nel mantenere gli ospiti all’interno delle strutture durante il lockdown. «La minaccia della sanzione penale era un deterrente, mentre la conversione in provvedimento amministrativo ha reso tutto più complicato», ha spiegato. Diverse residenze hanno poi creato delle stanze di isolamento aumentando i posti letto nelle camerate, ma anche questa soluzione ha provocato delle difficoltà. 

 

«Le patologie dei nostri ospiti rendono difficile lo svolgimento dei quattordici giorni di quarantena. Così come l’utilizzo delle mascherine, che coprono i lineamenti del volto, ha ostacolato le relazioni tra operatori e ragazzi». La chiusura delle scuole ha poi costretto le strutture ad aumentare il personale nelle ore mattutine, imponendo dei costi aggiuntivi che sono gravati sui bilanci. Ancora più ostico l’isolamento temporaneo del pronto intervento, quando cioè un ragazzo veniva inviato in struttura per la prima volta, o i rientri temporanei in famiglia. Operazioni che la regione ha delegato agli assistenti sociali e alle singole strutture, ma che Mengoli definisce come «non così semplici». 

 

La Regione, già dal 18 marzo, ha invece fornito le prime indicazioni sulle misure di accoglienza per i minori, le donne vittime di violenza e i senza fissa dimora, prescrivendo i canonici quattordici giorni di isolamento. «Ma in alcuni casi sono stati necessari i tamponi, visto l’impossibilità di portare a compimento il periodo di isolamento», spiegano gli assistenti sociali. Una seconda indicazione regionale, invece, è stata emanata lo scorso 28 aprile, imponendo un controllo sugli spostamenti pregressi dei neo-ospiti. 

 

L’Emilia-Romagna si è poi dotata di una task force focalizzata sulla gestione dei minori, mentre il Comune ha annunciato lo stanziamento di 39mila euro per coprire gli investimenti fatti dalle strutture per gli operatori e gli educatori.