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Lo smarrimento, le paure e le angosce. Ma anche la voglia di indagare nell’abisso della coscienza e dare un ordine al proprio dramma interiore e a quello di un’epoca attraverso la razionalità dello scrivere. Questa fu la cifra di Sigmund Freud, filosofo, padre della psicoanalisi. Ed è la stessa di un gruppo di letterati, anche loro austro-ungarici ed ebrei come Freud, maestri dell’inconscio a cavallo fra ‘800 e ‘900. Stefan Zweig, Arthur Schnitzler, Italo Svevo, Franz Kafka. Sono gli “autori di Freud”, i protagonisti di una serie di video racconti ideata dal Museo ebraico di Bologna e dalla compagnia “il Ruggiero”, un duo di artisti di fama internazionale composto da Emanuela Marcante e Daniele Tonini. Il tutto con la collaborazione dell’Istituto di cultura germanica di Bologna, il “Goethe Zentrum”, e Caterina Quareni. La serie è iniziata lo scorso 2 giugno e proseguirà fino al 30. Tutte le puntate sono visibili dalle pagine social del Museo ebraico. 

«Io e Daniele ci siamo sempre occupati di cultura tedesca ed ebraica», racconta Marcante, studi filosofici e già direttrice d’orchestra. «La scelta di raccontare Freud e questi autori non è stata casuale. Anzi, è stato il frutto di un ragionamento sulle paure e le angosce che ci sono piombate addosso in seguito alla pandemia», continua l’artista. E in effetti, di fronte allo scenario quasi apocalittico e desolante di un'epidemia mondiale come il Covid-19, la riscoperta di autori che vissero in prima persona i drammi della prima e della seconda guerra mondiale è alquanto calzante e adeguato. 

«Ovviamente non dobbiamo fare paragoni troppo forzati, quell’epoca non è la copia esatta di quello che stiamo vivendo oggi», spiega Marcante. La quale però rintraccia un fil rouge, una connessione, tra quegli anni drammatici e il nostro tempo. «Freud e i "suoi" autori si sono confrontati con dei “mostri”, siano essi le paure più recondite del loro animo, oppure la guerra, il nazionalismo e l’antisemitismo», dice l'artista. «Anche noi – continua – ci siamo trovati oggi di fronte a un “mostro”, un nemico invisibile, il virus, che ha risvegliato le paure e le angosce più ataviche». Viene quindi da chiedersi: è finita anche la nostra “età dell’oro”, quell’orizzonte di speranza, di cui parlava e si struggeva Zweig di fronte alla catastrofe bellica? «Di certo, quello che stiamo provando ora è quella che proprio Zweig chiamava “nostalgia del futuro”». Tradotto: la nostalgia di un domani ai nostri occhi compromesso, quasi perduto. La speranza di un ritorno a una “normalità” al di là della pandemia. 

«Raccontare l’opera di Freud e di questi maestri dell’introspezione ci può aiutare ad affrontare gli oscurantismi della nostra epoca e coloro che in questo tempo di crisi cercano di negare la scienza o la realtà dei fatti», dice Marcante. Insomma, Freud e i suoi autori come “anticorpi” della coscienza.

I video appuntamenti de “il Ruggiero” sono un intreccio tra storia, letteratura e psicologia. Il cui sfondo sono la musica classica e le melodie ottocentesche. «La musica è tra tutte le arti quella più precisa», dice Daniele Tonini, musicologo, attivo teatralmente tra Italia, Europa e Nord America. «L’Ottocento che noi raccontiamo non può essere scisso dalla sua musica, quindi da maestri, indagatori dell’abisso umano come ad esempio Richard Wagner», spiega. Al di là della loro attività intellettuale, Tonini e Marcante sono persone che da anni vivono la città di Bologna. «Abitiamo in una zona residenziale, tutto è relativamente tranquillo qui», dice Tonini. Anche se, aggiunge, «non appena esci di casa e presti attenzione ai discorsi delle persone, si percepisce proprio lo smarrimento: un insegnante si lamenta delle lezioni che deve registrare per gli studenti, il negoziante di fiducia si dice invece tranquillo, mentre altri non hanno proprio parole per descrivere ciò che gli sta attorno». Forse Freud non è mai stato così attuale.

 

In foto: Daniele Tonini ed Emanuela Marcante de "il Ruggero"