Sardine

A distanza di sette mesi dalla prima volta, le Sardine sono tornate a riempire Piazza Maggiore. Questa volta, però, lo hanno fatto con seimila piantine disposte in ordine sul Crescentone. Rosmarino, elicriso, salvia, timo e begonie hanno colorato di verde e rosso la piazza per la nuova idea del movimento, la “Fotosintesi culturale”. Un colpo d’occhio ad effetto e dall’alto l’insieme dei vasi componeva la forma dalla pianta della città.

Dopo solo poche ore, l’obiettivo è stato raggiunto. Con la vendita on-line delle piantine sono stati raccolti 60mila euro da destinare alla cultura cittadina, ai suoi teatri, ai suoi eventi e ai suoi addetti ai lavori.

«Un’iniziativa simbolica, invece che seimila sardine abbiamo voluto riempire la piazza di seimila piantine che diventeranno un fondo per gli eventi culturali dell’estate bolognese. È un modo per lanciare un crowdfunding anomalo, diverso dal solito, per rimettere al centro la cultura, l’ambiente, la prossimità, le relazioni umane nel rispetto delle regole», dice Mattia Santori, volto simbolo del movimento nato proprio in quella piazza.

Un ritorno creativo per le Sardine dopo i quasi tre mesi di fermo forzato a causa dell’emergenza sanitaria. Le piantine sono il simbolo di rinascita, ripartenza e del prendersi cura degli ambiti della collettività che la pandemia ha reso ancora più fragili. In tempi record le Sardine hanno dato vita a un portale (www.6000piantine.it) dal quale è stato possibile acquistare un vaso a scelta e ogni vendita ha aiutato idealmente a svuotare la piazza. La sfida lanciata al gruppo bolognese ha raccolto l’adesione di altre realtà cittadine come la Fondazione innovazione urbana e Dynamo velostazione. Il Comune di Bologna poi, ha condiviso l’iniziativa impegnandosi ad aggiungere cinque euro per ogni pianta venduta.

Anche la “fotosintesi culturale” delle Sardine è un processo di trasformazione e l’installazione ha permesso alla natura di diventare cultura. Ogni pianta costava sette euro: un euro il costo della pianta, un euro per coprire i costi di trasporto e le commissioni bancarie mentre i cinque euro rimanenti andranno a finanziare le future attività culturali di Bologna. Per evitare assembramenti in città ci saranno vari punti di ritiro e le consegne saranno fatte in bicicletta in nome della sostenibilità.

«La cultura nella sua nuova fase sarà concentrata nei quartieri, per questo dovrà essere ancora più accessibile, inclusiva e a disposizione di tutti», conclude Santori.