ospedali

Gian Luca Grazi

Era il 2009 quando l’ospedale romano Regina Elena sceglie di investire sulla robotica, acquistando uno tra i primi robot in Italia: «Fu una scelta coraggiosa. Il robot Da Vinci è l’unico a essere stato approvato in tutto il mondo», spiega Gian Luca Grazi, chirurgo bolognese classe 1961. «Inizialmente il robot era stato pensato per campi operatori piccoli, come l’Urologia e la Ginecologia, per poi estendere il suo utilizzo anche alla Chirurgia Generale nella quale è compresa la chirurgia del fegato. Nel mio reparto facciamo, mediante robotica, interventi di chirurgia sul fegato e sul colon».

Prettamente utilizzato da urologici e ginecologi, il robot negli ultimi cinque anni ha visto un notevole ampliamento del suo utilizzo nella chirurgia generale spiega Grazi: «Io lo uso una volta ogni due settimane. Da quando sono al Regina Elena (dove dirige il reparto di Chirurgia epato-bilio-pancreatica, ndr) ho fatto una media di 40/50 interventi con l’ausilio della robotica divisi tra fegato e colon. Gli interventi totali eseguiti, da quando sono qui, sono qualche migliaia. Sul fegato in dieci anni ho fatto circa 700 operazioni, con una media di 70 all’anno». Lo sviluppo della robotica è stato rivoluzionario, prima la maggior parte degli interventi venivano fatti mediante laparotomia, più comunemente detta, come spiega Grazi “a pancia aperta”. «Il passo successivo – continua il medico – è stato quello di passare a un tipo d’intervento laparoscopico tramite il quale, dopo aver gonfiato la pancia del paziente con dell’anidride carbonica, si utilizzano telecamere e tubi. È stato un considerevole passo avanti nella tecnica, poiché invece del taglio si fanno solo dei piccoli buchi e quindi il paziente ne trae giovamento. Il robot è l’affinamento della laparoscopia, in quanto strumento fisso che elimina o corregge tutti i difetti di manualità del medico. È una consolle separata fisicamente dal paziente con la quale il chirurgo, attraverso mani e piedi, manovra i vari strumenti». Riguardo al continuo dell’attività chirurgica all’interno dell’ospedale dovuta all’emergenza Covid-19, Grazi afferma: «Il nostro è un ospedale no Covid. C’è un sistema di sorveglianza attivo e stringente sia per i medici che per i pazienti, che ci consente di continuare a svolgere la nostra attività. Non ci siamo mai fermati. Abbiamo attivato il servizio di telemedicina attraverso il quale possiamo fare delle visite a distanza. Devo dire che sta funzionando bene, i pazienti ci parlano e c’è una buona partecipazione».

Gian Luca Grazi si è laureato in medicina all’Università di Bologna e ha conseguito un dottorato di ricerca a Modena. Allievo di Giuseppe Gozzetti, ha fatto un anno di esperienza all’estero, negli Stati Uniti. Prima di trasferirsi a Roma, ha lavorato al centro trapianti del Policlinico Sant’Orsola e ha circa 350 pubblicazioni all’attivo, oltre alla nomina nel sito Top Italian Scientists.

Infine, spiega quale sarà il futuro della robotica: «Gli sviluppi in questo campo sono infiniti. Il primo sarà sicuramente quello, già in fase di crescita, di integrare la visione 3D del chirurgo con le immagini della radiologia preoperatoria del paziente. Altre innovazioni riguarderanno la diminuzione dei bracci del computer (al momento sono quattro) e la possibilità di renderli snodabili, in modo che possano girare intorno al paziente. Questa macchina è clamorosamente efficace e nel futuro la sua evoluzione porterà a un affinamento della tecnica chirurgica molto consistente».