Fake news

Rimedi casalinghi con prodotti naturali, pregiudizi infondati, cure alternative con farmaci inefficaci: sono questi i temi più ricorrenti quando si cerca su Internet il termine "Coronavirus". È impossibile non imbattersi in notizie fasulle quando si vuole fugare ogni dubbio sanitario. E se non si è avvezzi alle insidie della rete, si rimane intrappolati. In aiuto, arrivano gli esperti.  

Dall’11 marzo è in linea Covid19 Italia Help, un progetto no profit fatto in collaborazione con ActionAid e Slow News e coordinato da volontari impegnati nel diffondere informazioni sul Coronavirus e nel raccogliere contatti di professionisti, campagne solidali e segnalazioni di iniziative di privati quali la consegna a domicilio della spesa. È anche un punto di incontro per chi ha semplicemente bisogno di una presenza virtuale nella solitudine della quarantena.

Obiettivo non secondario degli attivisti di Covid19 Italia Help, l’intercettazione di notizie dubbie, la verifica della loro attendibilità e la smentita di esse nel caso fossero fake news. Spesso vengono pubblicate le bufale individuate dalle altre testate. L’importante è svolgere un servizio pubblico. «Ogni utente scrive la propria segnalazione tramite un form che viene da noi controllato. Al momento, abbiamo ricevuto 914 segnalazioni, di cui 34 fake news», ha raccontato Barbara D’Amico, giornalista e volontaria del progetto. Recentemente si è occupata di sventare una truffa: «Alcuni siti stavano proponendo finti sconti sulla spesa in cambio di informazioni personali. Si trattava di spam». «Tra le notizie mediche che abbiamo riportato, quella di Fanpage che annuncia che il farmaco russo Arbidol non cura il Coronavirus», ha aggiunto.

L’ultima notizia fake che hanno pubblicato gli autori di Covid19 Italia Help è quella di Ansa che ha smascherato il presunto nesso tra 5G e Coronavirus. «Nessuno studio afferma che il Coronavirus si è propagato nei luoghi dove è disponibile la rete 5G. È una correlazione priva di fondamenti». Secondo D’Amico, certi “non addetti ai lavori” faticano a comprendere la differenza tra correlazione e causalità. Ed è da questa difficoltà delle persone di distinguere ciò che è notizia da ciò che è probabilmente falso che i giornalisti fanno del proprio lavoro d’informazione una missione.   

A detta di D’Amico, chi sparge il web di fake news lo fa per il gusto di ricevere qualche click in più: «Tra di loro, c’è chi vuole concentrare traffico, ma anche chi vuole rubare. La macchina delle bufale è ingegnerizzata, questo da sempre. Alcuni episodi mainstream del passato hanno favorito la creazione di fake news. Pensiamo a quelle sui migranti».

Al meccanismo compulsivo di diffusione delle bufale, i volti di Covid19 Italia Help rispondono attraverso un gesto molto semplice: scrivere sui gruppi social "se non conosci l’autore del post o di quella notizia, non condividerli". L’attesa è quindi la cosa migliore da fare. «Non bisogna giocare sull’emotività» è il consiglio di D’Amico. «È dura, ma va fatto. È un esercizio di responsabilità individuale per non fare danno alla collettività».