Focus: Epidemie

Bologna continua ad essere ferma, così come il resto d’Italia. Anche qui, infatti, sono sempre di più le attività che si vedono costrette ad andare in pausa, nel tentativo di mettere un freno alla diffusione del Covid-19 e riprendere così quanto prima quello che prima chiamavamo quotidianità. 

Un’epidemia senza precedenti, ma certo non la prima. Nel ‘300 ci fu la peste nera, arrivata dalla Cina e capace di mettere in ginocchio l’Europa intera, uccidendo un terzo della popolazione. 

Da sottolineare anche la successiva peste del 1630, che in Italia ebbe uno dei punti di maggiore impatto: «Si diffuse tra il 1629 e il 1633», spiega Marco Poli, storico bolognese. «All’inizio ci fu tanta superstizione. Si pensava che fosse un flagello di Dio, oppure che l’avessero portata le streghe e gli untori. Oggi queste verrebbero etichettate come semi fake news, perché se da una parte è chiaro che la causa non fossero le streghe, dall’altra va anche detto che molte donne vennero bruciate in quanto ritenute colpevoli».

Non fu una epidemia paragonabile a quella del ‘300, ma la peste del 1630 in Italia fece comunque un numero di vittime non trascurabile. Colpendo solamente la parte settentrionale del paese, si pensa che su una popolazione di quattro milioni il morbo uccise oltre un milione di persone. «A Bologna ci furono 15 mila morti, ma fu una delle città che si difese meglio. Il merito va sicuramente dato al cardinal legato Bernardino Spada, il sindaco di allora, che tentò in ogni modo di impedire il contagio», aggiunge Poli.

Il cardinal legato Bernardino SpadaUn personaggio importante nella storia di Bologna, che in un tempo in cui la tecnologia non aiutava il progresso riuscì comunque a capire come la diffusione del virus avvenisse per contatto. Ma non solo tra persone, anche attraverso le merci. «A Milano il gran cancelliere Ferrer mise a morte dodici untori, mentre sotto le Due Torri Spada creò un sistema di aggiornamento di notizie per rintracciare la provenienza del virus. Oggi lo chiameremmo Tg quotidiano, ma quattrocento anni fa era diverso. Fu qualcosa di davvero innovativo».

La raccolta dati non poteva però bastare. Mappare il virus è un’azione molto utile, ma solo se viene utilizzata per lavorare su possibili soluzioni. In questi giorni si affronta il Covid-19, decidendo di chiudere fabbriche e negozi e mettendo la popolazione in quarantena. Decisioni senza precedenti? Non proprio: «Bernardino Spada rafforzò i controlli in prossimità delle dodici porte» - rimarca Poli - «lasciandone operative solamente alcune, tra cui Porta San Felice, Porta Maggiore e Porta San Vitale. Un sistema per difendersi, che per fortuna non è mai stato utilizzato in guerra ma che ha dato una grossa mano a impedire che le varie epidemie sterminassero i cittadini bolognesi». 

Non solo. La Bologna del 1600 era un centro che viveva di commercio e quindi di scambi. Avendo capito che il virus poteva entrare proprio attraverso le merci, il cardinal legato Spada cercò il modo di selezionare cosa potesse entrare all’interno delle mura e cosa invece no. «Non si poteva chiudere del tutto le entrate, ma c’era la necessità di sapere da dove arrivassero i prodotti. È per questa ragione che si giunse alla creazione della Fede di sanità, un documento che accompagnasse le merci, specificandone i dati di provenienza». La moderna bolla, insomma, un metodo usato ancora adesso per tracciare i prodotti. 

Fu l’insieme di questi provvedimenti che permise alla città emiliana di sopravvivere fino al febbraio del 1631, quando il virus lasciò finalmente Bologna. 

Furono anni difficili soprattutto per le donne e i bambini, costretti a restare nelle proprie case per oltre quattro mesi. Allo stesso tempo crebbero le razzie, gli atti vandalici e con questi pure le condanne a morte. Alla fine Bologna riuscì comunque a liberarsi del morbo e non lo fece più tornare. «Per un po’ si diede fuoco anche alle lettere, che potevano essere portatrici del morbo. Ma a salvare i bolognesi furono le mura, che giocarono un ruolo primario nell’impedire al male di diffondersi. Senza queste la città intera sarebbe stata distrutta».