CORONAVIRUS

relatori

Intorno all’emergenza sanitaria del coronavirus circolano molte informazioni non corrette e fake news diffuse da fonti non ufficiali e non professionali. Questo porta ad allarmismi e, nei casi più gravi, a fenomeni di xenofobia. È quanto emerso durante l’udienza conoscitiva che la commissione consiliare “Sanità” ha tenuto nella sala Renzo Imbeni. L’incontro è stato promosso dal presidente della commissione Maria Caterina Manca, con l’obiettivo di veicolare informazioni corrette. Ha partecipato anche Giuliano Barigazzi, assessore alla sanità. «L’Oms ha definito il coronavirus un’emergenza pubblica di rilievo internazionale», ha affermato Manca, che ha poi spiegato il concetto di “infodemia”, introdotto sempre dall’Oms in riferimento appunto all’abbondanza di informazioni, spesso non vere, che circolano su questo virus.

Davide Resi, dirigente medico del dipartimento di igiene, epidemiologia e sanità pubblica, ha introdotto alcuni concetti di base: «Il virus è stato ribattezzato dall’Oms SARS-CoV-2 e la malattia Covid-19». Inoltre ha illustrato la situazione aggiornata al 12 febbraio, esponendo i dati dell’Ecdc (European Centre for Disease Prevention and Control): più di 45mila casi confermati a livello internazionale, con oltre mille decessi. I casi confermati in Europa sono 43, di cui tre in Italia. «Tutti i 43 casi hanno una storia di viaggio nella regione più colpita della Cina nei 14 giorni precedenti l’insorgenza dei sintomi. L’Italia, in particolare, non ha nessun caso autoctono», ha precisato Resi, continuando poi il suo intervento. «Per questa malattia il ministero della Salute ha attivato una task force attiva 24 ore su 24, sette giorni su sette, che risponde a tutte le richieste di informazioni da parte dei medici ma anche dei cittadini. Occorre chiamare il numero di pubblica utilità 1500. Questa è la voce ufficiale della situazione del controllo del coronavirus in Italia». Resi ha poi illustrato il volantino informativo “Polmonite da nuovo Coronavirus”, distribuito dal ministero della Salute in italiano, inglese e cinese. Infine, ha concluso affermando che attualmente il rischio di circolazione del virus nella comunità europea è basso, in Italia ancora di più.

Paolo Pandolfi, direttore del dipartimento di igiene, epidemiologia e sanità pubblica, ha spiegato che si sta lavorando affinché, in presenza di un eventuale caso sospetto a Bologna, questo venga confinato o nel reparto di malattie infettive o a domicilio. Anche Pandolfi ha parlato del problema sul piano dell’informazione, chiarendo che «la comunicazione è in mano alla regione e al ministero. Purtroppo le fake news mettono soltanto ansia e allarme».

Il professor Pierluigi Viale, direttore del reparto di malattie infettive del Sant'Orsola, ha spiegato la procedura che l’ospedale adotta nei confronti dei casi sospetti. «Il caso sospetto è identificato da due fattori: la provenienza dalla Cina e la presenza di sintomi di infezione alle vie respiratorie. Abbiamo scelto di essere molto aggressivi e conservativi. Il caso sospetto che arriva al pronto soccorso del Sant’Orsola segue il triage in una zona protetta e viene sottoposto ai test, che vengono eseguiti sia per il coronavirus sia per l’influenza. Il paziente viene isolato fino all’ottenimento dei risultati dei test. Se i test sono tutti negativi, tratteniamo i pazienti per 24 ore e dopo li ripetiamo. Questo vale per i pazienti con una sintomatologia di media entità. Se i sintomi sono più importanti, il procedimento è completamente diverso e i tempi vengono accelerati. Se il paziente arriva in un’altra struttura assistenziale della regione, viene trasferito nel reparto malattie infettive del Sant’Orsola. Ad oggi, abbiamo testato otto casi sospetti, raggiungendo sempre una diagnosi alternativa al coronavirus. Il policlinico Sant’Orsola è attrezzato alla gestione di pazienti critici. Sono stati allestiti spazi dedicati, tra cui due posti letto in terapia intensiva, uno nel reparto di malattie infettive, una stanza di triage protetto e due di isolamento nel reparto di malattie infettive». Il professore ha concluso il suo intervento con una nota positiva: «La Cina sembra aver imparato molto bene la lezione dalla Sars, quando nascosero la malattia per diverse settimane. In questo caso hanno attuato un sistema di autoisolamento con contenimento alle frontiere che sta funzionando».

Sono inoltre intervenuti Enrico Postacchini e Luca Voltolini, rispettivamente presidente e direttore tecnico dell’aeroporto Guglielmo Marconi. Qui i volontari della protezione civile verificano lo stato di prima salute dei passeggeri in arrivo, anche con voli domestici. «I passeggeri accettano di buon grado di farsi controllare – ha spiegato Postacchini – l’attenzione è alta ma il clima è buono: c’è allerta, non preoccupazione».

L'ingegner Voltolini ha spiegato nel dettaglio le procedure che vengono seguite: «Il commissario straordinario per questa emergenza ha promosso un comitato operativo centrale di coordinamento per tutti gli aeroporti che ha individuato il protocollo da seguire. Un primo livello è rappresentato dal controllo della temperatura corporea. Come secondo livello di intervento, se viene individuata una temperatura superiore ai 36,5°C, il passeggero viene portato nel canale sanitario dove sono presenti dei medici che procedono a un’intervista e, se il passeggero proviene dai paesi a rischio, viene portato dal personale dell’aeroporto al Sant’Orsola. Per i controlli della temperatura, attualmente vengono utilizzati termometri laser, ma abbiamo dato la disponibilità a installare le telecamere a raggi infrarossi».

 

Nell'immagine di copertina: alcuni dei relatori che hanno partecipato all'udienza