Collaborazione

Stretta di mano

Una stretta di mano in nome della cooperazione. Ma anche in nome di nuovi progetti imprenditoriali, formativi e di ricerca. È così che ha preso vita il nuovo accordo tra Alma Mater e Legacoop di Bologna che, forte dei risultati raggiunti dal 2016 a oggi, continuerà a promuovere la cultura cooperativa e collaborativa tra gli studenti universitari per i prossimi cinque anni.

Il rettore dell’Università, Francesco Ubertini, e Rita Ghedini, presidente di Legacoop, hanno infatti firmato il rinnovo del loro accordo all’interno della sala dell’VIII centenario di via Zamboni 33.

La collaborazione continuerà a essere portata avanti sugli assi tradizionali, ma con una prospettiva di ulteriore ampliamento. Si partirà con le iniziative di orientamento dedicate agli studenti delle scuole superiori, nell’ottica di fornire loro migliori conoscenze del mercato del lavoro e accompagnarli in scelte universitarie e professionali più consapevoli. L’offerta didattica congiunta, poi, spazierà da corsi di formazione universitaria a corsi post laurea e professionali, da tirocini curricolari a dottorati di ricerca.

Largo spazio verrà poi dedicato all’attività di ricerca universitaria e alla sua intersezione con la professionalità imprenditoriale delle aziende cooperative membri nel progetto. L’obiettivo principale, grazie al coinvolgimento di menti giovani e competenti, sarà quello di dare una nuova vitalità alle imprese stesse, una «fertilità capace di far penetrare nuove idee, nuovi stimoli e innovazione». Sono queste le parole di Rita Ghedini che ha sottolineato però anche il desiderio di strutturare «percorsi più mirati per ciascuna azienda, in sintonia con le sue caratteristiche e le sue peculiarità».

Tuttavia la cooperazione non dovrà fermarsi all’ambito prettamente imprenditoriale, ma dovrà essere il cuore di un lavoro responsabile e di una capacità di investimento sia personale che collettivo.

Uno sguardo privilegiato verrà riservato, come ha sottolineato Ubertini, alle startup operative, ovvero quelle iniziative imprenditoriali nate direttamente dagli studenti. In questo contesto l’accordo con Legacoop sarà un tassello fondamentale, come del resto lo è stato durante tutto il percorso avviato tre anni e mezzo fa. «Sarà il valore aggiunto - ha proseguito Ubertini - per Bologna, che merita di diventare un punto di riferimento nazionale. La nostra città è davvero un luogo di incubazione di ottime professionalità».

Lo confermano gli stessi risultati conseguiti dal precedente mandato, che ha coinvolto più di 5.000 giovani. È Rita Ghedini che, ancora una volta, ha posto l’accento sull’aspetto sociale del suo impegno con l’Alma Mater: «Per tutti questi ragazzi è stata l’occasione per entrare in contatto con la parola e il sentimento di cooperazione in un contesto di valore, che coniuga percorsi di formazione universitari e scelte di vita. E anche per questo, a partire da alcuni progetti e alcune ipotesi di ricerca, si è talvolta approdati a percorsi collaterali o addirittura modelli di business divergenti».

Di successo è stata anche l’edizione “Think4food 2019”, che ha premiato due progetti di impresa nati dalle esperienze di studenti e ricercatori bolognesi, “Squiseat” e “LacToLab”; come pure i programmi di “Open Innovation” insieme a “Ideasquare” del Cern di Ginevra. Lo stesso presidente di Alma Cube, Alessandro Grandi, ha sintetizzato la visione del gruppo di raccogliere i migliori talenti fra studenti, docenti e ricercatori in ogni ambito del sapere, proiettandoli poi nel mondo dell’innovazione e dell’impresa. Il tutto in ottica sia nazionale che internazionale.

«Il bello del patto è proprio questo - ha concluso Rita Ghedini - Avere a che fare con innovazione e ricerca significa non conoscere la propria destinazione».