POLITICA

il confronto tra i due candidati presidenti

Bonaccini vince il confronto con Lucia Borgonzoni nella sede del Resto del Carlino. Questo il giudizio dei redattori di InCronaca ospiti dell'appuntamento. Nel pezzo correlato, qui in basso, i dettagli del nostro parere.

Il direttore del Qn Michele Brambilla ha sottoposto ai due sfidanti dieci domande. Due minuti di tempo a testa per rispondere. I temi trattati sono stati: sanità, lavoro, infrastrutture, economia, rapporti con il governo e autonomia regionale.

 

Come ultimo, l’appello al voto in vista delle elezioni di domenica prossima, 26 gennaio.

 

SANITA'

Brambilla: «La sanità è uno dei temi fondamentali della gestione di una Regione. La sanità in Emilia-Romagna è un’eccellenza ricoscoita da tutti di cui il presidente Bonaccini è giustamente orgaglioso. La candidata Borgonzoni, invece, ritiene che si possa fare ancora meglio e ha delle proposte sulle quali il presidente Bonaccini non è d’accordo. Chiedo allora a lui quale sia la sua visione, cosa intende modificare o difendere».
Bonaccini: «È stato il governo giallo-verde a definire la mia regione riferimento a livello nazionale grazie a 60mila professionisti straordinari, con due dei quali abbiamo presentato il primo trapianto di vertebre al mondo. Questo governo ha messo ben quattro miliardi euro in più a differenza del precedente che ne aveva investito solo uno. A ciò si aggiunge un tesoretto regionale di 400milioni. Questi fondi li useremo per assumere migliaia di nuovi professionisti – e ce ne bisogno perché un’intera generazione è praticamente rimasta fuori dal sistema sanitario nazionale – e per tre nuovi ospedali a Piacenza, Cesena e Carpi e altri periferici. Vogliamo investire sui punti nascita e per tagliare le liste di attesa. Miglioreremo i pronto soccorsi per diminuire al massimo i tempi di attesa tra entrata e uscita e de risponderanno direttamente i dirigenti ospedalieri. Un ultimo appunto sul modello che intende importare la mia avversaria: quello lombardo per metà privato per metà pubblico che funziona ma distingue tra cittadini di serie A e B. noi invece vogliamo che i cittadini siano tutti uguali».

Borgonzoni: «Io potrei iniziare ricordando quanto la Lega al governo abbia fatto per le strutture citate da Bonaccini. Quello che funziona in Emilia-Romagna è grazie ai professionisti che lavorano molto più di quello che dovrebbero. Dall’altra parte ci sono agende che vengono chiuse perché le liste di attesa sono troppo lunghe. In alcuni casi queste attese si accorciano a tre-quattro giorni ma con la sola possibilità di fare visite a 70km da casa. Un’alternativa possibile per una persona giovane automunita. Ma per un anziano o un disabile si tratta di soluzioni inaccessibili. La conseguenza è farsi visitare dopo mesi o più. E poi sfatiamo questo mito secondo cui nelle Regioni governate dalla Lega ci siano cittadini di serie A e B. in quei casi parliamo di privato accreditato: lo stesso che opera in emilia-Romagna, dove bisognerebbe fare di più per dare risposte nei tempi adeguati. Voglio citare l’esempio di una signora modenese a cui sono stati diagnosticati cinque tumori e che aspetta ancora la visita. Noi non vogliamo importare modelli ma dare risposte ai cittadini».

 

PUNTI NASCITA

Brambilla: «Restiamo in tema con i punti nascita. La Giunta regionale ne ha fatti chiudere alcuni per questioni di sicurezza e costi, ma pare che ora si stia facendo dietrofront, soprattutto per i comuni più decentrati. Ne chiedo conferma al presidente Bonaccini. Alla candidata Borgonzoni, invece, chiedo quale importanza attribuisca a queste strutture e cosa pensi bisogna fare sul punto».

Bonaccini: «Comincio con alcuni dati che non possono essere smentiti. Il governo Gentiloni ha finanziato l’ospedale di Cesena per 160milioni. Il governo giallo-verde non ha messo un solo euro sugli ospedali di Piacenza e Carpi che finanzieremo con la fiscalità regionale. Punti nascita. Nel 2011, il governo Berlusconi-Lega pose per la prima volta il limite dei 500 parti al di sotto dei quali non era garantita la sicurezza di mamme e partorienti, rendendo necessaria una deroga specifica dal Ministero della Salute. Mai attaccato quella misura, trattandosi di una scelta non politica ma tecnica. Noi abbiamo chiesto sei deroghe per i punti nascita al di sotto degli standard: due ci sono state concesse per punti nelle zone del terremoto e un’altra per una struttura appena sotto i 500 parti. Gli altri tre casi, invece, hanno avuto il diniego essendo sotto la metà. Per un anno e mezzo abbiamo chiesto un incontro con il governo precedente e al presidente delle Conferenza Stato-Regioni per rivedere i parametri, alla luce delle rinnovate condizioni determinatesi in questi anni. Venerdì vedremo la sottosegretaria alla Sanità per chiedere le modifiche che cerchiamo da tempo. Se ciasprossimi mesi i punti nascita potranno essere riaperti».

Borgonzoni: «La scelta messa in campo da chi governava questa regione era chiara. Ci si diceva che avremmo compreso in seguito il senso di tali scelte. Ancora oggi ci sono comitati che lottano per il ripristino di servizi che sono fondamentali per il rilancio di aree come quelle dell’Appennino emiliano-romagnolo, a cominciare dalla tutela della salute. Lo spostamento delle partorienti è stato argomentato sostenendo che fosse la scelta migliore per quelle madri. Oggi, a pochi giorni dal voto si parla di riapertura dei punti nascita. Ora, o c’è stato un grande fraintendimento tra la Regione e i suoi interlocutori o siamo in presenza di una chiara presa in giro».

 

LAVORO

Brambilla: «Cambiamo tema. Passiamo al lavoro. L’Emilia-Romagna è una che gode del migliore stato di salute, raggiungo risultati tra i più importanti a livello nazionale. Tuttavia, ci sono alcuni problemi, come emerso anche dal confronto di ieri in Cna, seppur non completamente dipendenti dalla Regione: burocrazia, abusivi, tasse. Le piccole imprese e molti giovani in cerca di primo impiego sono in sofferenza. Chiedo quindi al presidente Bonaccini cosa intende fare per migliorare un trend».

Bonaccini: «In questi cinque anni prima regione in Italia per crescita, con un reddito pro capite che batte nettamente Lombardia e Veneto. Recuperati 113mila posti di lavoro. Ovviamente non basta. Bisogna fare ancora meglio e tornare alla piena occupazione e sul punto ringraziamo le parti sociali che hanno fatto un grande lavoro. Se fossi rieletto, il mio primo atto sarebbe un nuovo patto per il lavoro e per l’ambiente perché la sostenibilità deve diventare addirittura un’opportunità di lavoro come previsto dal green new deal previsto dalla Commissione Europea che mette a disposizione importanti risorse. Per quanto riguarda i giovani, se ci sarà concessa l’autonomia che il precedente governo ci ha negato, investiremo nella formazione dei giovani utilizzando risorse che oggi spende Roma in modo rigido. Noi vogliamo organizzare corsi di formazione che aiutino la corrispondenza tra domanda e offerta di lavoro. Siamo l'unica Regione che ha tagliato l'Irap per le aree di montagna e abbiamo intenzione di estendere la misura al basso ferrarerese. E' evidente che intendiamo impegnarci per creare nuovo lavoro, lavoro di qualità e ben retribuito»

Borgonzoni: «Serve un nuovo patto per il lavoro che abbia basi concrete e non teoriche. Noi abbiamo avuto tante crisi aziendali e c'è un dato preoccupante che è quello della cassa integrazione cresciuto tra 2018 e 2019. Questo deve preoccuparci così come il rallentamento di settori forti come la meccanica che rende necessario un intervento pubblico efficace. Noi proponiamo un taglio dell'Irpef con aliquota unica. Senza abbassare le tasse non è possibile far ripartire il lavoro. Per quanto riguarda l'ambiente, bisogna intervenire su una tassa, quella della plastica, che rischia di mettere in girnocchio un intero comparto».

 

TASSE

Brambilla: «Tasse. Un tema che riguarda il rapporto tra lo Stato e la Regione. La pressione fiscale in Italia è altissima, ma l’Emilia-Romagna potrebbe far sentire la propria voce. Se vincesse Bonaccini avrebbe a Roma un interlocutore. Se vincesse la Borgonzoni, il Pd si troverebbe contro un blocco forte al centro-nord che gli farebbe pressione. Cosa potete fare per migliorare la situazione di quello che è chiaramente il motore del Paese»

Bonaccini: «Il Governo ci deve concedere l’autonomia perché noi l’abbiamo scritta insieme alle associazioni di categoria e ai sindacati per gestire, come prevede la Costituzione, bene e meglio le nostre risorse. Senza, per esempio, non abbiamo potuto restituire la metà dell’Irap, 40milioni di euro, alle piccole e medie imprese della montagna e bassa ferrarese. Senza l’autonomia non possiamo fornire migliori servizi sanitari e ai disabili e assistenza ai disabili. Noi quest’anno riconsegniamo 100milioni di euro ai cittadini così come stabilito nel patto per il lavoro. Domattina presenteremo una rivoluzione storica in questo Paese: trasporto scolastico gratuito. La pressione fiscale è passata dal 6,62% del 2015 al 5,92% del 2019 e si ridurrà ulteriormente perché la crescita del Pil fa scendere le tasse in maniera proporzionale».

Borgonzoni: «Bisogna avere delle priorità. Noi non taglieremo mai sulla sanità. Se ci sono tanti emiliano-romagnoli scelgono di spostarsi in Veneto vuol dire che qualcosa non va. E sempre alla Regione Veneto noi poi stanziamo quasi 60milioni per le cure fornite ai nostri cittadini. Il bilancio lo fa chi governa e per noi le priorità sono sanità e disabilità a cui dedicheremo un assessorato. Voglio ricordare che la Regione li ha penalizzati per 3 anni non recependo il pronunciamento del Consiglio di Stato che imponeva ai Comuni di non conteggiare, oltre l’Ise, anche la pensione di invalidità o l’accompagnamento per il pagamento delle rette. Ora si afferma il contrario perché, come per i punti nascita, siamo a pochi giorni dal voto».


SICUREZZA

Brambilla: «Cosa può fare la Regione per migliorare la sicurezza?»

Bonaccini: «Su questo punto, bisogna capire dove stanno le competenze. In un Paese civile stanno in capo al Ministero dell’Interno, alle forze dell’Ordine e alla Magistratura. Noi possiamo fare di più e meglio, certo. Ad esempio abbiamo raggiunto coi sindacati di polizia locale un accordo che ha ci ha permesso di connettere le rispettive banche dati e conferito a questo corpo nuove competenze. Abbiamo potenzialo la videosorveglianza, anche per le imprese agricole. Mi chiedo, allora, con un certo Ministro degli Interni che prometteva maggiore sicurezza nelle città cosa abbia realmente fatto. Io non ho mai fatto polemiche, neanche con il Ministro Salvini, ma dobbiamo garantire un maggiore presidio del territorio».

Borgonzoni: «Un esempio per tutti dell’operato del Ministro Salvini per Bologna. Attraverso il primo decreto sicurezza Bologna ha avuto 1milione 300mila euro e 600mila per le telecamere di videosorveglianza. La percezione non può essere separata dalla realtà. A mio avviso non è solo un problema di percezione. Ricordo la vicenda dell’hub Mattei dove il problema era assolutamente reale. Riteniamo che vadano sostenuti i comuni che vogliano mettere in sicurezza il territorio e a tal fine noi istituiremo un assessorato dedicato».

 

AUTONOMIA REGIONALE

Brambilla: «Un tema di cui si è già fatto cenno ma che ha bisogno di un ulteriore approfondimento. L’autonomia, è vero, è una battaglia storica della Lega e si diceva che però Lombardia e Veneto non sono riusciti ad averla. Che cosa vuol dire per i singoli cittadini ottenere un’autonomia? È un fatto di non solidarietà con le regioni più povere oppure è un fatto do maggiore efficienza rispetto a tutto il resto del paese? Che cosa si può fare, qual è il modello da attuare? E poi chiedo anche se i cittadini si devono esprimere sul tema, con un referendum».

Borgonzoni: «La cosa giusta è quando le persone si esprimono e vengono chiamate ad esprimersi su qualunque tema sia sempre la cosa giusta. Si è scelto di fare in modo diverso dalla regione Veneto e regione Lombardia. Anche in altre regioni avevano fatto richieste, penso anche il Lazio, sull’autonomia. Rispetto le richieste sono delle diverse rispetto alle regioni. L’autonomia non significa non essere solidali con le altre regioni. Questa è una discussione che è subentrata in modo molto strumentale nel tempo da chi l’autonomia non la voleva. Penso a quelli che ora governano il partito democratico. Noi l’autonomia abbiamo cercato di portarla a casa in tutti i modi che avevamo. Avevamo anche il ministero alle politiche regionali con Destefani. Ci abbiamo provato in tutti i modi. Dall’altra parte c’è stato un muro che ha messo veramente davanti una questione anche in questo caso ideologica e che ha cercato di dividere il Nord dal Sud. Vorrei ricordare che ci sono comunque anche altre regioni, oltre alle tre che citiamo, che sono state le prime tre a chiedere l’autonomia. L’autonomia per i cittadini vuol dire tanto. Ma vuol dire tanto anche per i giovani. Si può chiedere l’autonomia per esempio nella parte sanitaria che può permettere anche di assumere medici quando ci sono i blocchi nazionali delle assunzioni. E questo ovviamente darebbe un gran vantaggio per chi ha dei bilanci che riesce a gestire meglio. L’autonomia è questo. Io dico, tu mi ridai i fondi che io avevo e che tu spendi per la sanità o per il comparto edilizio e io ti dico che li spenderò e gestirò meglio. Questo è in realtà il primo passo. Poi il secondo passo è quello che riguarda i costi standard e i costi storici. Lo stanno facendo i comuni, lo dovranno fare anche le regioni perché altrimenti abbiamo delle inequità totali, che non vuol non si spende di più si hanno servizi migliori, perché c’è anche questo e ce lo dobbiamo dire. Vuol dire riuscire ad avere un parametro e mettere tutti uguali».

Bonaccini: «Io sono fatto così prima. Prima dell’appartenenza politica mi interessano le ragioni dei provvedimenti. Sono stato l’unico presidente del partito democratico del centro sinistra in Italia a chiedere l’autonomia in tempi non sospetti. Non abbiano fatto il referendum perché è costato milioni da un lato tra i 14 e i 20 milioni e dall’altro 50 milioni. La Liguria e il Piemonte, che non sono guidate dal PD, hanno chiesto l’autonomia senza ricorrere ad alcun referendum. Siamo vicini alla meta. Abbiamo sottoscritto un documento unitario in conferenza delle regioni, che da 4 anni mi onoro di presiedere. E segnalo che nel 95% dei casi abbiamo all’unanimità delle regioni senza differenze politiche e geografiche sottoscritto accordi con qualsiasi governo, perché così si fa quando guidi le istituzioni, immaginando che per il bene del tuo territorio fai anche per chi non ti voterà mai. Siamo vicini alla meta. Inascoltati dal governo precedente, seppur io con la ministra Stefani ho lavorato benissimo, abbiamo chiesto di definire i cosiddetti Lep (livelli essenziali di prestazione) e fabbisogni standard. Fissati quelli non ci sarò più nessuna regione che potrà usare l’alibi del timore di avere meno degli altri. Perché si assegnerà la cifra che va ad ogni regione indipendentemente che si chieda o no l’autonomia. Lei ci chiede cosa cambia per i cittadini. Io le faccio tre esempi perché cambierà molto. Il primo. Se otterremmo l’autonomia come l’abbiamo chiesta potremmo finalmente fare corsi di formazioni come chiedono le imprese e le università dare lavoro laddove oggi  il lavoro non riesce ad essere trovato , non perché non c’è disponibilità ma non c’è formazione adeguata. Il secondo è l’ambiente. 5 anni per la valutazione di impatto ambientale. Abbiamo una grande infrastruttura. Abbiamo chiesto che le valutazioni di impatto ambientale per le infrastrutture regionali tocchino la regione. Si abbatterebbe da 5 ad almeno un anno. La scuola. Noi non chiediamo gli insegnanti dipendenti dalla regione, non mi interessa. Voglio una scuola nazionale e un ambiente regionale. Ma io ho chiesto di decidere il fabbisogno degli insegnanti perchè è uno scandalo che oggi inizia l’anno scolastico e agli studenti mancano i professori che li accompagnano a fine anno».

 

RAPPORTI CON IL GOVERNO

Brambilla: «Quali saranno i rapporti con il Governo se sarete eletti?»

Borgonzoni: «Quando sono stata sottosegretario di Stato ho lavorato con tutti, con tanti sindaci. Voglio ricordare, ad esempio, la questione dei portici di Bologna candidati a patrimonio dell’umanità. Ho attivato io quel percorso: ho lavorato insieme agli assessori comunali, senza guardare ai colori politici. Chi governa deve, è il governatore di tutti. Per quanto riguarda i rapporti con Roma, è ovvio che, quando c’è un governo amico è molto più semplice avere dei risultati. Ma quando si ricoprono incarichi di governo, bisogna sempre e solo fare il bene delle persone. E questo varrebbe anche il governo dell’Emilia Romagna dovesse restare in mano al centro-sinistra. In caso contrario, bisognerebbe chiedersi quale democrazia e quali regole vigono in questo Paese».

Bonaccini: «Questa è una giornata bellissima per Bologna: i portici sono stati candidati dal Governo per il riconoscimento Unesco. Sarebbe il dodicesimo perché abbiamo già undici siti Unesco in questa Emilia-Romagna. Una regione che è stata appena insignita di un risultato straordinario, il 5 dicembre scorso, dalla Lonely Planet. La guida turistica più venduta in Italia e nel mondo ha dedicato un volume alla sola Emilia Romagna. Bologna è diventata una città turistica grazie alle politiche che questo Comune ha fatto: i turisti sono passati da 45 a 60 milioni di presenze in soli 5 anni. Ringrazio Lucia Borgonzoni per la collaborazione che ha dato quando era al governo insieme al Sindaco della città metropolitana. Con qualsiasi governo noi ragioneremmo alla stessa maniera: non possono esserci governi amici e nemici. Io sono italiano prima che emiliano-romagnolo. Ci sono, oggi, 400mila lavoratori e lavoratrici che vedono la propria busta paga aumentare da 80 a 100 euro ogni mese. Avremo 380 milioni di euro in più per la sanità pubblica e potremo assumere personale anche grazie all'abbattimento del tetto delle assunzioni. Avremo gli stessi parametri di spesa delle regioni virtuose. Abbiamo fatto molte cose e se ci sarà concessa anche l’autonomia, potremo correre ancora più forte di quanto fatto fin qui».

 

INFRASTRUTTURE

Brambilla: «Infrastrutture. Ci sono molte opere ferme: il passante di Bologna, la cispadana, la rete ferroviaria merci. Quali sono le priorità e le opere che ritenete indispensabili?»

Borgonzoni: «Ritengo che più che discutere su quali siano le opere da bloccare bisognerebbe discutere di quelle opere che ci sono state promesse. Basta andare a rivedere le promesse fatte in campagna elettorale. Strade che dovevano essere costruite e non lo sono state. Se parliamo di infrastrutture dobbiamo anche parlare di banda ultra larga: esistono zone del nostro territorio dove non si riesce ad accedere, di fatto, ad internet. Questo è un problema per i cittadini, che sono divisi in serie A e serie B perché dipende da dove abiti. Ma è anche un problema per un’azienda, che per rimanere sul territorio deve vendere su internet, in mercati che sono molto aggressivi. Comunque io ritorno sempre sulla domanda di prima su Iolanda, se c’è voglia da parte del presidente di rispondere. I giornali parlano e sarebbe bene spiegare ai cittadini cosa sta succedendo».

Bonaccini: «Vado per punti. Cispadana: il progetto definitivo è depositato, lo abbiamo fatto diventare infrastruttura regionale e a fine anno partirà il cantiere. Sarà un collegamento al Brennero e all’Europa e ridurrà di molto il traffico nel bolognese. Per il tratto Ferrara-Sassuolo è già partito il cantiere, dopo tantissimi anni di chiacchiere e questo porterà uno sviluppo per il settore della ceramica. Infine sulla digitalizzazione, aggiungo che saremo la prima regione con tutti i 328 comuni ad avere la banda larga, sfruttando anche i fondi europei». 

 

AMBIENTE

Brambilla: «Parliamo di ambiente. Si è detto che il 2019 è stato l’anno di Greta. L’ambiente è un tema che riguarda la vita quotidiana di noi tutti, del pianeta. I giovani chiedono un impegno più forte per l’ambiente. Vi cosa pensate e intendete fare voi». 

Borgonzoni: «Si tratta di una questione da trattare in modo il meno possibile in modo ideologico. È ovvio che tutti noi che siamo qua teniamo ad avere un ambiente sano per noi e i nostri figli. Come affrontare il tema ambiente? Sicuramente bisogna ragionare e capire che cosa vogliamo fare delle discariche, per esempio. Dobbiamo smaltire i nostri rifiuti ma siamo ancora disposti ad accettare i rifiuti della città di Roma che, passando dall’Abruzzo, diventano rifiuti speciali e arrivano nella nostra regione? Pensiamo alle ricadute che tutto questo ha sulle nostre aziende agroalimentari, soggetti economici fondamentali del nostro territorio. Avere di fianco una discarica - com'è per esempio a Finale Emilia - può portare problemi a chi coltiva grano e non riesce a venderlo perché quel territorio viene percepito come inquinato. Tutti noi sappiamo che importanza ha oggi il marketing, l'immagine: il prodotto di un'azienda agricola che ha di fianco un inceneritore risulta certo meno appetibile. L’agroalimentare va difeso, cosa su cui chi ha governato la Regione fino ad ora si è impegnato poco. Noi dobbiamo tutelare questo settore, ragionando anche sui siti inquinati. Il nostro obiettivo è fare una mappatura e bonifiche da gestire a livello regionale».

Bonaccini: «Rimango sinceramente sbalordito. Salvini propose, un anno fa, di costruire un inceneritore in tutte le provincie, anche dove questi impianti esistono già. Io non ne vedo la necessità. Abbiamo chiuso e spento definitivamente l’inceneritore di Ravenna il 31 dicembre dello scorso anno, perché la raccolta differenziata di questa regione, grazie al concorso di tutti e di tantissimi sindaci, è aumentata addirittura oltre il 70%. Il nostro obiettivo, per il 2025, è l’80% di differenziata. Una percentuale che ci permetterà di spegnere qualche altro inceneritore, per mantenere questi impianti solo dove e se servono. La nostra è una delle poche regioni che non hanno mai portato rifiuti fuori all’estero né in altre regioni italiane. Abbiamo detto "no" all’importazione non solo ai rifiuti che passano per il mercato privato ma anche a quelli che passano per il pubblico. Ricordo a Lucia Borgonzoni che in Emilia Romagna solo il 5% dei rifiuti viene conferito in discarica. La media europea è del 10%. Il sindaco e l’amministrazione comunale a cui lei faceva riferimento, nel ferrarese, ha chiesto di mantenere aperta la discarica sul proprio territorio. Bisogna evitare la demagogia. Le imprese su questo territorio, per la prima volta lo scorso anno, ci hanno fatto presente che eravamo vicini al rischio crisi per le discariche di rifiuti speciali. Avrebbero dovuto portare i rifiuti altrove e pagarli due, tre, quattro volte di più. Oggi abbiamo un equilibrio che ci permette addirittura di spegnere  gli inceneritori e chiudere quasi tutte le discariche. Un’ultima cosa: perché ho parlato di “patto per il clima”? Perché puntiamo, per il 2030, alla  riduzione del 40% dei gas: è un accordo che abbiamo sottoscritto con le regioni del bacino padano. Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, finalmente Piemonte. Perché lo smog, lo abbiamo capito tardi, non conosce colore politico e nemmeno confini geografici. Da quest’anno, e per i prossimi quindici, oltre 300 milioni di euro saranno a disposizione di questa regione».

 

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