lavoro

«Quelli del sì» sono tanti. Migliaia, secondo le prime stime. Più di 400 provenienti dall'Emilia-Romagna, 150 dei quali da Bologna e Imola. Otto pullman pieni, più auto e treni. Moltissimi sono quindi gli artigiani che oggi hanno rinunciato ad una giornata di lavoro per recarsi alla mobilitazione di Milano di giovedì 13 dicembre, indetta da Confartigianato. Gli imprenditori intervenuti al MiCo vogliono dare un segnale propositivo al governo, per battersi in favore di tanti sì: alle infrastrutture, alla banda larga, agli investimenti, all'alleggerimento della pressione fiscale, all'Europa. I 'No', ovviamente, non abitano qui. 

«Siamo quelli del fare, non del disfare - dice Giuseppe Cremonesi, segretario di Confartigianato Bologna - desideriamo ricordare al governo che la campagna elettorale è finita. Dalla protesta urge passare alla proposta. Servono idee ragionevoli, che facciano i conti con la realtà. La retromarcia sul deficit-pil, che scenderebbe al 2,04, sarebbe un primo bagno di realismo». Cremonesi e gli artigiani puntano il dito sul reddito di cittadinanza e sul 'No' alle grandi opere. «Piuttosto che investire nel reddito - attacca Cremonesi - utilizzino i soldi per qualcosa di serio, che non sia assistenza. Per attivare il Rei ci sono voluti due anni e stiamo partendo ora, figuriamoci per un'operazione infinitamente più complessa come il reddito di cittadinanza. Lo definisco semplificatorio, demagogico e 'pasticcionico'. Le grandi opere? Sono indispensabili. Il ministro Toninelli venga qui a Bologna per 15-20 giorni. Si renderebbe presto conto della loro utilità». 

 

«Reddito di cittadinanza? Il governo dia quei soldi a noi imprese»


In uno degli otto pullman della delegazione regionale, è emblematico il caso di un imprenditore modenese di Spilamberto, a due passi dalla Valsamoggia. Santino Di Nardo, 49enne di origine siciliana, proprietario della Verditalia srl dal 1999, azienda (in salute) legata al giardinaggio, chiede a gran voce un intervento chiaro da parte del governo sulle procedure d'appalto. E non solo: la sua denuncia svaria su tanti temi. 

A destra, l'imprenditore Santino Di Nardo

 

Perché partecipa alla manifestazione di Confartigianato? 

«Il mio problema riguarda l'estremo ribasso con cui i Comuni bandiscono le gare d'appalto. Gare aperte a tutti, con ribassi di oltre il 50%. Che penalizzano pesantemente le imprese locali. Basti pensare che sulle 12 aziende che hanno partecipato all'ultima gara bandita dal Comune di Spilamberto, solo 3/4 erano locali. E se l'è aggiudicato un'impresa campana, che ha praticato ribassi folli, inferiori ai costi sostenuti. Non voglio pensare male, ma tutto ciò non è legale». 

Cosa chiede al governo?

«Che riporti la territorialità nelle gare d'appalto, incentivando i Comuni. Quelle inferiori al costo di 40 mila euro vengano circoscritte alle imprese del luogo. Conoscono il territorio e possono lavorare molto meglio. Vanno valorizzate. È giusta la concorrenza, ma che senso ha che io vada ad aggiudicarmi una gara in Campania, con tutti i costi aggiuntivi che comporta? Al netto del risparmio del Comune, cosa può derivare da un lavoro effettuato sottocosto? Servono interventi chiari e sicuri». 

La convince la politica economica del governo gialloverde? Il reddito di cittadinanza?

«Alcune politiche di Lega e 5 Stelle sì: in Europa non è giusto che solo noi dobbiamo rispettare le regole. Ma il reddito mi pare una scelta fallimentare, da campagna elettorale. Perché devo pagare con le mie tasse persone per restare sul divano, quando potrebbero formarsi per lavorare? Allora conviene diventare parassiti. Se io trovassi persone che sappiano lavorare e con una buona cultura del lavoro, come quella che la mia famiglia ha inculcato a me, sarei pronto ad assumere». 

Trova difficoltà nel reperire manodopera nell'ambito del giardinaggio? 

«Sì. Mi servirebbe personale con una preparazione minima, che fatico terribilmente ad individuare. Ho cinque-sei dipendenti e mi tocca lavorare più di 10 anni fa. Il problema è che lo Stato non ci aiuta nel formare i lavoratori. I costi sono troppo alti. Se potessi andrei in Romania, spenderei meno. Lo Stato deve valorizzare le aziende che lavorano bene: perché non danno a noi imprese i soldi del reddito, coi quali potremmo assumere?». 

La sua azienda ha risentito delle politiche governative?

«Benefici non ne ho avuti. Anzi, devo affrontare continui e ingiustificati aumenti di costi». 

Le infrastrutture?

«Per arrivare a Bologna dobbiamo partire alle 6.15 del mattino, quando in un orario normale ci metterei un'ora in meno. Nuove strade servono. Ma i problemi di viabilità sono di vecchia data, non nascono ora».