congresso dem

Primo segretario del Pd bolognese, Andrea De Maria dal 2014 fa parte della segreteria nazionale. In città gode di vasti consensi, che gli hanno consentito la rielezione alla Camera dei deputati lo scorso 4 marzo, con oltre 54mila voti nel collegio uninominale Bologna-Mazzini. Già sostenitore di Cuperlo e poi di Orlando, al prossimo congresso appoggerà Maurizio Martina. Nel frattempo la commissione interna all'assemblea Pd ha ufficializzato la data: confermato il 3 marzo. Scelta azzeccata secondo De Maria, a dispetto di chi voleva anticipare (Gentiloni, Calenda e altri dirigenti).

Perché ha deciso di sostenere Maurizio Martina alle prossime primarie del Pd?

«Martina ha reso evidenti le sue doti di leader quando ha guidato il Partito Democratico, nei mesi difficilissimi successivi alle lezioni 4 marzo. Ha dimostrato forza e coraggio politico, equilibrio e responsabilità, promuovendo eventi di grandissimo valore, come la bellissima manifestazione di Piazza del Popolo e Conferenza programmatica».

Non un semplice reggente insomma.

«Ha molti punti di forza: è la scelta che tiene più unito il Partito Democratico, per me una priorità assoluta per essere all'altezza delle sfide che ci aspettano. Non solo: è l’unico candidato che rappresenta un ricambio generazionale, solido e non improvvisato».

A quale modello dovrebbe ispirarsi il nuovo Pd?

«Le priorità individuate sono quelle dalla Conferenza programmatica nazionale di Milano. Io immagino un soggetto legato alle forze politiche della Sinistra europea di maggior successo, come il PSOE in Spagna».

Richetti ha rinunciato alla candidatura per sostenere Martina. E’ l'avanguardia del fronte ex renziano che si compatta?

«Non nascondiamocelo: siamo ad un passo da una rottura irreparabile nel PD. La contrapposizione fra renziani e anti-renziani ha fatto tanto male al Partito Democratico. Martina, invece, grazie al suo carattere fortemente unitario rappresenta una proposta che superi finalmente quella contrapposizione.

Serve un grande messaggio di unità del PD. Solo così si potrà raggiungere una unità più larga della Sinistra, del Centrosinistra, delle forze riformiste contro il riproporsi esplicito del nazionalismo, del sovranismo e persino del fascismo».

Per questo era con Minniti alla presentazione del suo libro

«Non sosterrò Minniti a questo Congresso, ma ciò non toglie che sia stato un bravissimo ministro e che il Partito democratico sia uno solo. E Minniti resta un dirigente ed è una grande personalità del Pd».