Diritti

«Misogino, adultocentrico, una sorta di ritorno al patriarcato, sgrammaticato dal punto di vista istituzionale e anticostituzionale». Questi i motivi per rigettare il disegno di legge Pillon esposti da Roberta Mori, presidente della Commissione per la Parità e per i diritti delle persone. La parola d'ordine è, quindi, contrastare la proposta del senatore leghista Simone Pillon sul diritto di famiglia, questione presentata dalla maggioranza regionale per chiedere l’intervento della giunta Bonaccini. Della risoluzione si è discusso oggi durante la Conferenza delle Elette, che riunisce tutte le amministratrici dell'Emilia-Romagna, sia a livello comunale che regionale, dove la posizione delle partecipanti è risultata unanimemente contraria al progetto Pillon.

Le criticità della nuova normativa, giudicate come un "ritorno al Medioevo", si riferiscono in particolare all'inserimento di una nuova figura professionale denominata "mediatore familiare" (un avvocato o uno psicologo a cui una coppia sposata intenzionata a divorziare dovrà rivolgersi, dietro lauto compenso, per almeno sei mesi, ndr), all'intenzione di abolire l’alienazione familiare (una psicopatologia che affliggerebbe i figli di coppie divorziate, ndr), l'annullamento dell’assegno di mantenimento, la stesura di un piano genitoriale che monitori passo per passo le fasi della vita del minore, la modifica dell'affido condiviso in modo che il bambino trascorra un periodo di tempo paritetico sia con la madre che con il padre.

«Con questo provvedimento non si semplifica la separazione, ma addirittura può rendere difficili i contatti con i bambini se la mediazione non va a buon fine - commenta dura Mori - Siamo di fronte a una postura culturale che si traduce in diritto lontano anni luce dei bisogni delle persone». Senza contare che, a detta della presidente della commissione, questo disegno di legge avrà un forte impatto sulle comunità locali, perché «l'impoverimento delle famiglie colpisce le istituzioni locali, le vittime si rivolgerebbero infatti ai servizi sociali gestiti dalle amministrazioni del territorio».

A farle eco sono in molti, fra rappresentanti del Pd, del partito Misto - Mdp, Sinistra Italiana, fra i quali si levano anche aspre critiche nei confronti dei consiglieri di Lega Nord e Cinque Stelle, grandi assenti alla Commissione. «È stata un'assenza strategica causata da un forte imbarazzo - commenta la presidente Mori – La riforma è contestata anche da figure di spicco del M5S nazionale». «C'è una forte opposizione sociale, che già di per sé dovrebbe far ragionare chi è al governo in questo momento - fa notare Silvia Prodi (Mdp), che fa notare il fiorire di iniziative a livello locale contro il disegno di legge Pillon.

Unica voce fuori dal coro e vivo sostenitore della riforma, Michele Facci, rappresentante del partito misto Mns (Movimento nazionale per la sovranità). «Questa legge cerca di dare risposte a quelle che sono esigenze sempre più frequenti, va nella giusta direzione», afferma infatti Facci, che considera il disegno di legge come un «tentativo positivo di mettere mano a una materia particolarmente delicata e complessa».