risparmi

Ingeriamo farmaci solo dopo aver letto il foglio illustrativo. Ci relazioniamo a un qualsiasi oggetto previa lettura del manuale d’uso. Prima di ogni attività pratica si insegna la teoria. Un diktat dalla validità universale, o quasi.

Tutti usiamo il denaro, pochi, se non pochissimi, quelli che conoscono l’abc della finanza e le teorie economiche da cui partire per prenderci cura dei nostri risparmi. Per non inciampare in situazioni in cui le frodi e le manipolazioni fanno da padrone.

A far da sfondo a questo scenario, la costante evoluzione dell’economia e la necessità di avere cittadini dotati di una base di conoscenza finanziaria. L’Italia, da questo punto di vista, è molto indietro: il livello di alfabetizzazione finanziaria nel nostro paese è molto basso, forse il più basso rispetto a quello di paesi con economie simili alla nostra. Meno della metà della popolazione pare sia capace di fare calcoli relativi al proprio conto in banca, ancor meno gli italiani in grado di parlare dell’inflazione e dei suoi effetti. Ma ciò che più destabilizza è apprendere che l’Italia, tra le economie del G7, si colloca all’ultimo posto proprio per alfabetizzazione finanziaria. È questo il motivo per cui il Miur ha deciso di promuovere, tra i giovani e i meno giovani, progetti di educazione finanziaria.

 

Il Cpia di Bologna è stato uno dei primi istituti per adulti in Italia a decidere di sperimentare il piano di educazione finanziaria presentato dal Miur. «Il progetto è partito perché statistiche nazionali hanno dimostrato che tra gli adulti italiani c’è una bassa conoscenza di questioni finanziarie, economiche, previdenziali e assicurative - spiega Emilio Porcaro, dirigente scolastico del CPIA metropolitano di Bologna- per questo abbiamo deciso immediatamente di aderire, per fornire agli adulti gli strumenti per fare scelte consapevoli». Il corso, che prevede l’insegnamento di concetti base di economia e finanza, è così partito nell’anno scolastico 2016/2017 in 13 CPIA italiani. A Bologna, nel suo primo anno è stato di 4 ore settimanali e per una classe, con adulti con licenza media. Nell’anno scolastico appena concluso, invece, l’educazione finanziaria è divenuto un pilastro per la formazione di tre classi di adulti e l’intenzione del dirigente è quello di renderlo obbligatorio per tutto l’istituto e non solo. «Stiamo lavorando per potenziare questo corso e indirizzarlo verso target sempre più specifici – continua il dottor Porcaro - Per esempio il prossimo anno lavoreremo per i docenti, nei loro luoghi di lavoro. Questo per gli insegnanti non deve essere inteso come un corso di formazione, ma come un momento utile per loro in quanto cittadini, adulti e componenti di un nucleo famigliare. Siamo in fondo tutti analfabeti finanziari». Non conoscere le basi della finanza è un ostacolo non solo nella costruzione della propria vita personale, ma anche per l’esercizio di una cittadinanza attiva. Da qui, si comprende il motivo per cui l’insegnamento di questa disciplina può essere un tassello importante anche per l’inclusione sociale. «Ogni giorno compiamo scelte che interessano la finanza, decidere in modo più consapevole è utile per tutti quelli, stranieri o italiani, che vogliono sentirsi parte attiva di una comunità», ribadisce Porcaro. Queste premesse sono state il motore che ha portato il Cpia bolognese a impegnarsi per trasformare il corso da sperimentale a strutturale all’interno dell’istituto. Per fare ciò, è stato necessario partire dal corpo insegnanti. Se in un primo momento, questi erano prestati dagli istituti di scuola superiore della città metropolitana, successivamente sono diventati parte integrande dell’organico del Cpia. In particolare, sono stati scelti docenti di diritto ed economia.

 

La novità di quest’anno è che il corso è rivolto prevalentemente a persone di nazionalità straniera. Alcune classi erano miste e secondo Cesare Coccoli, che ha insegnato in due gruppi, questo ha favorito il percorso degli allievi, «dove c’era una commistione, gli alunni di nazionalità italiana erano trainanti. Diverso era il caso dell’altra classe di soli stranieri. Per loro era già un problema capire i termini tecnici». Coccoli racconta che in questo caso è stato necessario utilizzare un linguaggio più semplice, mentre nell’altro ha potuto avere un approccio di livello più avanzato. L’obiettivo era quello di insegnare i rudimenti del diritto e dell’economia. «Abbiamo parlato – sottolinea Coccoli- di cittadinanza, di costituzione e procedimenti amministrativi. Sotto l’aspetto più strettamente economico, di contratti, società e l’adozione di carte di credito, ovvero dei diversi metodi di pagamento».  Questo tipo di percorso – secondo il docente - diventa fondamentale per cercare di inserire i ragazzi stranieri nel contesto economico e sociale del nostro Paese e, ancora più importante, consentire loro di avere nozioni per avviare un’attività economica in proprio.

«Ho notato in molte persone un forte spirito di iniziativa che onestamente non pensavo avessero» racconta sempre il professore. I temi che hanno suscitato più interesse da parte degli allievi stranieri sono stati i metodi di pagamento, carte di credito, bonifici, assegni bancari e circolari, ma soprattutto individuare il confine tra il lecito e l’illecito. A preoccupare Coccoli è, però, l’analfabetismo finanziario «Siamo a un livello molto alto. Le conoscenze in generale sono molto superficiali, non idonee e insufficienti a consentire loro di avere rapporti di natura economico-sociale in Italia». Sostiene che le nozioni iniziali degli allievi stranieri erano approssimative anche rispetto a concetti importanti e quasi nulle per le materie economiche, tra cui il funzionamento dei mercati finanziari. 

 

A sottolineare l’importanza di un’istruzione in materia economica, anche Elsa Fornero. L’ex ministro del governo Monti ha dichiarato a Il Giornale che l’educazione finanziaria non è solo indispensabile per il cittadino nella gestione dei problemi economici, ma «assume oggi, di fronte all'emergere del populismo, anche il rango di imprescindibile elemento di cittadinanza».