installazione

 “That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine” è la mostra ospitata al MAMbo dal 22 giugno all’11 novembre. In scena un’intera generazione di artisti: quella dei giovani under 30. InCronaca ha intervistato una delle artiste che espongono, Irene Fenara, ventisettenne e bolognese doc.

 

Cosa espone alla mostra Thats’ IT? 
«Espongo una serie di quattro autoritratti scattati tramite videocamere situate in Italia. Si tratta di immagini provenienti da strumenti di sorveglianza, principalmente di privati che probabilmente non sanno o non danno peso al fatto che queste videocamere hanno codici di sicurezza standard, uguali per ogni marca, che se non vengono cambiati rimangono gli stessi, quindi facilmente accessibili da chiunque conosca quel codice.  Quella esposta al Mambo è una serie che ho intenzione di continuare a costruire nei prossimi anni, magari anche all’estero».  

Cosa rappresentano per lei questi autoritratti? 
«Sono un modo per indagare l’atto di visione, nella sua complessità, tentando di allargarne i confini e prendendo in considerazione le più disparate tecnologie visuali. Sicuramente in questo hanno avuto un peso anche i miei studi in scultura prima e in arti visive poi presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna».

È la prima volta che espone in un museo come il MAMbo?
«Sì, è la prima volta che espongo in un museo. Fino ad ora ho esposto solo in spazi no profit o in associazioni culturali, fiere, festival, gallerie e fondazioni».

Cosa vuol dire per un giovane artista esporre al MAMbo?   
«Sicuramente è una grande soddisfazione fare parte di una mostra all’interno di un museo. Per me il MAMbo, che è il museo della mia città, è anche casa. È il primo museo che ho visitato nella mia vita ed è quello che ho frequentato più spesso nei miei anni di formazione. Avere la possibilità di vedere come funziona da dentro e da artista, e conoscere le persone che ci lavorano, è un grande piacere».

Conosceva gli artisti che espongono con lei? 
«Molti no, altri invece li avevo incontrati personalmente. Di alcuni invece conoscevo il lavoro. Il direttore del MAMbo e curatore della mostra Lorenzo Balbi ha invitato gli artisti a partire dalla sua esperienza passata con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, dove seguiva il corso per giovani curatori portandoli negli studi dei giovani artisti in tutta Italia, ed è così che l’ho conosciuto anche io». 

Come vede il futuro dell’arte contemporanea in Italia?
«L’arte c’è e resiste nonostante tutto. Vive oltre le questioni economiche, anche se i soldi fanno sempre bene. In Italia un aiuto importante è dato dalle fondazioni private che a volte sostituiscono i musei in certe città».

Quali sono le sue aspettative sul futuro?
«Quello che mi aspetto è di potermi sempre permettere di continuare ad inseguire i miei sogni. Da questa mostra mi auguro che il maggior numero possibile di persone si interessi alla mia ricerca e a quella di tutti i miei colleghi per poter continuare a lavorare con l’arte». 

 

 

Irene Fenara, Self portrait from surveillance camera