degrado

Continuano le contestazioni da parte dei residenti nelle zone limitrofe a Piazza Verdi. Ad essere sotto accusa questa volta, sono tre luoghi assegnati dall’Università di Bologna ad alcune associazioni studentesche. La più nota è la Nautilus che raccoglie vari gruppi, tra cui il Cua collettivo autonomo universitario.  «Al numero 11 di via San Giacomo schiamazzi e musica esagerata fino a tarda notte rendono difficile la vita dei residenti» racconta il presidente del comitato piazza verdi Otello Ciavatti. «Questa onda di rumore si estende - continua Ciavatti – fino a porta Zamboni. Parliamo di un’area coinvolta di 10.000 metri quadri». I residenti delle zone di via San Sigismondo-Andretta, San Leonardo, Vinazzetti, Unione, Sant’Apollonia e San Vitale denunciano una grave situazione, che si somma a quella già critica del rumore proveniente dai locali notturni e dal bivacco nelle piazze. Secondo il presidente uno spazio concesso agli studenti non dovrebbe essere oggetto di feste, uso smodato di alcolici e caos, ma di attività culturali messe a disposizione della collettività, «il rapporto fra studenti e città non può basarsi su un conflitto continuo – sottolinea Ciavatti – ci deve essere più cultura e meno sballo. Se ci fossero attività interessanti questi centri li frequenterei anch’io». Intanto sono state raccolte le firme degli abitanti, 100 in un giorno, già spedite all’Università, al Comune e alle stesse associazioni studentesche.

 

Due sono le soluzioni portate avanti dai residenti: la prima sarebbe mettere un veto sugli orari (il rumore ad oggi permane oltre le tre di notte), la seconda allontanare questi luoghi dalle zone residenziali. E c'è chi tra gli abitanti propone le undici come limite orario massimo «A mezzanotte, come hanno promesso alcuni dei ragazzi del Nautilus, è comunque un disagio». Più elastiche le idee del presidente dell’associazione che imporrebbe le ventiquattro. E sulla nuova misura del daspo urbano estesa anche a quei “soggetti con comportamenti incompatibili con la fruizione dello spazio pubblico” risponde «Il daspo è una misura necessaria, la cui riuscita dipende dalla capacità di controllo. Se non monitori anche successivamente l’individuo rischia di diventare inutile».

 

Per Ciavatti, con il Comune e in particolare con l’assessore alla sicurezza Alberto Aitini, c’è intesa e anche ieri hanno avuto un incontro che il presidente del comitato ha definito produttivo. «E’ un tema trasversale sia di destra che di sinistra – commenta Ciavatti – ma soprattutto di sinistra perché salvaguarda i diritti delle persone». Per lui infatti che ha sempre appoggiato l’ala sinistra, la nuova ondata leghista è stata causata dell’esasperazione con cui i cittadini vivono certi temi, incluso quello del rumore notturno. I residenti sono d’accordo nel non volere ricorrere al tar, a manifestazioni o a minacce di qualche tipo, per loro basta aprire una buona finestra di dialogo con gli studenti. «I problemi si possono risolvere attraverso il confronto – dice Ciavatti – alcuni ragazzi hanno reagito bene e hanno detto di voler fare il possibile per venirci incontro».