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«Perché dovremmo fare una querela? Per farci dire che quelle cose sono state dette al giornalista da uno della Cgil? Ma questo lo sappiamo già». Maurizio Landini, a conclusione del suo intervento all’assemblea nazionale della Filctem a Bologna, torna sul tema con cui il segretario dei chimici, Emilio Miceli ha aperto i lavori: l’articolo pubblicato sull’Espresso del 7 maggio, che affrontava il tema dell’elezione del nuovo segretario con toni critici nei confronti del gruppo dirigente e di Landini. Miceli ha lamentato una risposta poco incisiva della direzione generale a quello che ha definito «un articolo scritto per dividere, in un momento delicato»

Anche alcuni delegati, nei loro interventi, hanno auspicato la querela, ma Landini invita alla riflessione sulle responsabilità di ciascuno: «Ognuno di noi, se vedesse le decisioni prese durante una segreteria due giorni dopo sui giornali, è chiaro che si arrabbierebbe. Però la querela è inutile. È un problema di comportamenti di ciascuno. L’elezione del nuovo segretario deve essere discussa in modo chiaro e trasparente, ma non a fine anno. E dobbiamo partire da una carta bianca».

Anche perché, aldilà delle polemiche, l’ex segretario Fiom, sottolinea la grande responsabilità affidata alla Cgil. A partire dal tema della frammentazione della rappresentanza, che rischia di lasciare soli molti lavoratori e dal tema della sicurezza sul lavoro, tornato prepotentemente d’attualità. «Mi hanno colpito le parole del fattorino di Foodora, dopo la sentenza del giudice di Torino: "Se non sono un lavoratore dipendente allora cosa sono?". Non possiamo lasciare soli questi lavoratori».

Sulla sicurezza interviene anche il segretario Filctem, Miceli: «Noi abbiamo bisogno di dare una risposta la più netta possibile. Io credo che Cgil, Cisl e Uil farebbero bene a proclamare uno sciopero, un'astensione dal lavoro che serva a dare una nuova sollecitazione alle imprese e al Paese di un'attenzione del sindacato. Bisogna tornare a scioperare sulla sicurezza».

«Siamo a una strage - dice Landini - perché dall’inizio dell’anno siamo già a quasi 260 persone che sono morte sul lavoro. È un dato che anche la politica deve cominciare a prendere sul serio. Quello che sta succedendo non è fatalità: c'è una ripresa produttiva e stanno aumentando i morti sul lavoro.  E questo vuol dire che c'è una cultura del fare impresa che non va bene. Perché al centro c'è semplicemente la riduzione dei costi e la sicurezza viene vissuta come una riduzione dei costi e c'è un problema che riguarda le modalità con cui si lavora: anche il lavoratore morto ieri e quello rimasto ferito erano dipendenti di ditte in appalto. Uno dei problemi da affrontare è come si gestiscono gli appalti». Sullo sciopero l’ex segretario Fiom dice: «È evidente che in queste ore dovremo valutare tutte le azioni da mettere in campo a sostegno di richieste e di rivendicazioni. Ma non può essere solo uno sciopero di protesta, abbiamo bisogno di sostenere delle cose precise e scioperare per impedire che ci siano altri morti non si può scioperare semplicemente dopo che ci sono».

Landini ricorda che, in attesa di poter fare proposte al nuovo governo, la Cgil ha già incontrato alcune forze politiche (M5s, Pd, Leu e il presidente della camera) e incontrerà le altre (giovedì la presidente del senato) perché si discuta in parlamento la proposta di legge per una nuova carta dei diritti di tutte le forme di lavoro, per cui la Cgil ha raccolto oltre un milione di firme. Secondo Landini «Il sindacato in questa fase deve essere un soggetto autonomo e indipendente dalle forze politiche, che non vuol dire essere fuori dalla politica ma difendere gli interessi di tutte le persone che per vivere hanno bisogno di lavorare».