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marina abramovic

Un tuffo negli anni Settanta in ricordo di Roberto Daolio. A cinque anni dalla scomparsa del critico d'arte, l'Accademia di belle arti organizza due appuntamenti per celebrare il docente: al mattino con "Biglietti degli amici" in Accademia e in serata con "Esercizi di stile" al Mambo di via Don Minzoni dove ci sarà un'esperienza performativa. Prendendo spunto da "Biglietti agli amici" di Pier Vittorio Tondelli, in cui lo scrittore reggiano compone una serie di pensieri su se stesso, Gino Gianuizzi, docente dell'Accademia, ha organizzato un raduno di amici e collaboratori di Daolio, nel quale far emergere l'unicità della sua figura in rapporto con l'arte e la cultura della città.
Nato a Correggio, proprio come Tondelli, e dopo gli studi al Dams di Bologna, Daolio nel 1977 divenne titolare della cattedra di antropologia culturale dell'Accademia Clementina bolognese. Erano anni di fermento politico e culturale in città, del movimento studentesco e degli scontri di piazza. Ma erano anche gli anni della Settimana internazionale della performance curata da Renato Barilli, Francesca Alinovi e dallo stesso Daolio. In quella occasione a destare scandalo fu la performance di Marina Abramović, all'epoca artista semi sconosciuta, insieme al suo compagno Ulay. I due body artist e performer, dall'1 al 6 giugno si spogliarono completamente nudi all'ingresso della Galleria comunale di arte moderna, mettendosi l'una di fronte all'altro, a distanza di pochi centimetri lasciando lo spazio necessario per far passare i visitatori della mostra. In quei giorni le performance di circa 50 artisti si rinnovarono a poca distanza l'una dall'altra nel primo dei ritrovi fino al 1982. Ma Daolio «era un docente che creava degli stimoli nei suoi allievi, che era in grado di lasciare fuori la storia e l'arte "ufficiale e alta" per avvicinarsi a quella "bassa" degli affetti e delle conoscenze - ricorda Mili Romano, docente di antropologia culturale dell'Accademia -. Era insofferente alle dimensioni statiche, per cui dialogava con le istituzioni ma tenendole a distanza ed evitando incarichi di potere». Tra le sue capacità gli amici ricordano la grande empatia verso gli studenti e le potenzialità inespresse in lavori ancora acerbi.
Nel 1991 sotto la direzione della Gam da parte di Pier Giovanni Castagnoli, Daolio è uno dei collaboratori e organizzatori della "Nuova officina bolognese". Negli anni precedenti aveva collaborato anche con la Biennale di Venezia e organizzato una mostra personale dell'allora sconosciuto Maurizio Cattelan, divenuto poi uno degli autori maggiormente valutati nel circuito dell'arte contemporanea. Collega e amico di Daolio, nonché relatore della sua tesi di laurea in storia contemporanea presso l'Alma Mater, il critico d'arte e letteratura Renato Barilli lo ricorda così: «Aveva una spiccata coerenza intellettuale, dall'inizio alla fine. Io ero il maestro mentre lui e Francesca gli allievi. Poi, come è giusto, l'allievo ha realmente superato il maestro. Alinovi ha portato in Europa i graffitisti di New York e Roberto attraverso "Officina bolognese" ha scoperto quella fucina di talenti che sono ancora in campo: Eva Marisaldi, Cuoghi Corsello e altri ancora che animano la vita artistica di Bologna». Tra i rapporti di lavoro insieme a Daolio, Barilli ricorda con soddisfazione l'operazione "Nuovi-nuovi", della primavera del 1980, «che in principio sembrava essere una cosa secondaria, ma gli artisti scoperti lì, da Luigi Ontani a Salvo (Salvatore Mangione, ndr), sono tra i maggiori della generazione degli anni Settanta, primi anni Ottanta», conclude il critico.