Atleti

Da una certa distanza, sembra proprio baseball. I battitori colpiscono e corrono sulle basi mentre i difensori, guantone alla mano, cercano di intercettare la pallina per eliminarli. Tutto come nel baseball, più o meno. Solo che sul campo ci sono giocatori ciechi o ipovedenti. A Casteldebole si allena il Bologna Cvinta White Sox, una formazione di undici giocatori fra i 18 e i 58 anni che milita nel campionato italiano di baseball per ciechi. Oggi ci sono ben 11 squadre in tutta la penisola iscritte al campionato e il movimento continua a crescere. Adriano Costa, presidente, autista, segnacampo e factotum della squadra spiega che il gioco «nacque proprio qui a Bologna. Tutto iniziò da un un’idea di Alfredo Meli, che con altri ex giocatori della Fortitudo baseball degli anni ‘60 e ‘70, dopo mille tentativi riuscì a scrivere le regole di un sport perfetto per i non vedenti». Il gioco con le regole brevettate a Bologna ha conquistato anche l’estero. E a parte gli Stati Uniti, che ne hanno una loro variante meno agonistica dove i giocatori sono molto assistiti, la versione bolognese è praticata in Francia, Germania, in alcuni stati del centro America e attualmente è in corso la procedura per sbarcare alle Paralimpiadi.

Tutto si basa sull'udito. Nel corso delle partite non sentirete il pubblico incitare i ragazzi durante le azioni, e anche una chiaccherata sulle tribune può essere di disturbo; per non parlare di eventuali elicotteri che sorvolano il campo o delle giornate ventose. I giocatori devono essere concentrati al massimo per sentire tutti i suoni che permettono lo svilupparsi dell’azione di gioco: la prima base sonora, la pallina (che ha all'interno ha un sonaglio) e gli aiutanti vedenti che guidano i giocatori con la voce o sbattendo delle palette di legno. Non tutti i ragazzi hanno lo stesso grado di cecità. C’è chi è cieco dalla nascita, chi lo è diventato e chi riesce ancora a distinguere le ombre; questi ultimi indossano una maschera nera sugli occhi per essere sullo stesso livello degli altri. La bellezza dell’idea di Meli è di aver creato un vero sport, dove chi partecipa lo fa in totale indipendenza. Riccardo Ricky Matteucci, 24 anni in Fortitudo con tanto di ritiro della maglia, è uno degli ex giocatori che ha sposato questo progetto: «Sul campo, nelle fasi della partita, i ciechi corrono e si tuffano in totale sicurezza, sapendo che non troveranno barriere. E a questo si aggiunge l’adrenalina e il divertimento di uno sport di squadra». «Il baseball è bellissimo perché ti permette di appropriarti di nuovo della corsa», racconta Daniela, giocatrice degli All Blinds Roma che vive e si allena a Bologna. «Per me che ho perso la vista da grande - continua Daniela - ed ero abituata a sport di movimento come il basket, poter correre senza una guida è bellissimo, e mi dà un senso di libertà enorme». Il campionato è appena iniziato e il Bologna Cvinta White Sox è reduce da un pareggio e una vittoria. Intanto sabato arrivano a Casteldebole i temutissimi Lampi di Milano. Chissà se fra qualche anno qualcuno di questi ragazzi non potrà avere la possibilità di mettere a segno un fuori campo alle Paralimpiadi.

 

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