L'impresa

paolo vezzani

«Quando da un giorno all'altro ti dicono che diventerai disabile ti senti perso. Io ho avvertito il bisogno di inventarmi qualcosa, sono un pazzo lo so». Paolo Vezzani esordisce così, accompagnando il tutto con una fragorosa risata. Una felpa dell'associazione Arcs, un sorriso sincero, tanta forza di volontà e quella che lui definisce la sua compagna di vita, la carrozzina. Giura che a motivarlo nelle sue follie non c'è nient'altro e sentendolo parlare si capisce che dice la verità. 

«L'idea del viaggio in carrozzina da Bologna a Monaco è nata parlando con alcuni amici della SuperBike e della MotoGp. Durante il World Sbk di Imola Massimo Temporali, ex pilota, mi incoraggia a fare qualcosa di veramente coinvolgente per tutti. Parlando con Genesio Bevilacqua, patron del Team Althea, ci è venuto in mente che sarebbe stato bellissimo andare dal Rizzoli di Bologna alla Bmw di Monaco di Baviera con la mia carrozzina a ruota servoassistita», racconta Paolo. Da qui in avanti l'idea guadagna seguito, nuovi donatori per l'associazione Arcs e l'appoggio dell'Arma dei carabinieri: «Non potrò fare le multe ma ogni volta che gareggio sono contento di poter portare addosso il loro stemma» conferma orgoglioso. Paolo potrà contare su uno staff composto oltre che da alcuni amici, anche da Roberto Gelosa, campione della 24 ore di Le Mans e dal suo meccanico che provvederà alle due carrozzine e alle dieci ruote disponibili per il percorso. «Da Bologna andremo a Verona e poi al confine con la Germania. Da li dritti a Monaco passando solo per le piste ciclabili. Considerando 100 km al giorno di percorso a una velocità di 20/22 km all'ora, sarà necessaria massimo una settimana di viaggio. Se tutto va bene arriverò fino a Dachau e allora sì che sarà una gran bella storia». 


Una storia però è anche quella della sua disabilità. Una mattina del 2014 Paolo non riesce ad alzarsi dal letto, capisce che qualcosa non va. Poche settimane dopo gli viene diagnosticato un cancro, un condrosarcoma per la precisione. Poi le visite, i controlli e l'inizio del percorso all'ospedale Rizzoli. L'anno seguente gli viene asportato mezzo bacino ed entra in contatto con 5 ragazzi, «unici al mondo», impegnati nella ricerca di nuove forme di protesi. Paolo avverte in questo periodo i primi segnali che qualcosa non va. Nascono così le prime idee e con il dottor Massimiliano Depaolis la volontà di creare una Onlus. 

Nel 2016 due svolte: l'amputazione della gamba destra per sconfiggere il sarcoma e la nascita dell'Arcs, Associazione Ricerca e Cura dei Sarcomi, con Depaolis come presidente e Paolo in veste di Segretario. «Volevamo stimolare l'opinione pubblica sulla ricerca dei tumori come i sarcomi. Si tratta di malattie rare che attaccano l'apparato connettivo e come tali alla loro ricerca sono destinati pochi fondi» racconta "fastPaolo", come lo chiamano i suoi amici e gli altri membri della Onlus. «Per me l'ospedale Rizzoli è come una madre, e l'Arcs una figlia». E non potrebbe essere altrimenti visto che insieme al Malpighi, al dottor Costa, inventore della prima clinica mobile per le gare motociclistiche, e all'ex pilota Franco Uncini, «sono le istituzioni e le persone che in questi 4 anni mi hanno salvato la vita». 

Spazio anche ai progetti futuri. «Nel 2020 punto ad andare da Bologna a Capo Nord, via terra. Ogni due anni voglio riuscire in un'impresa di questo tipo. Mi alleno duramente ogni giorno sulla ciclabile che costeggia l'argine del Po, ma per noi atleti disabili mancano ancora le strutture. L'impresa più importante a cui aspiriamo è la creazione di una associazione sportiva di handbike, la prima in Italia» racconta Paolo. 

In conclusione, un pensiero per i disabili senza nome, quelli che non finiscono sulle pagine dei giornali: «Noi atleti siamo fortunati perché ci siamo reinventati, ma c'è chi alla disabilità non ha saputo reagire senza ricevere un aiuto adeguato dallo Stato. Se mi attivo per fare queste imprese è soprattutto per loro».