L'intervista/2

Matteo Marani

Bolognese, ex studente del master in giornalismo, già direttore del Guerin Sportivo, e grande amico di Federico Buffa. Non poteva mancare al teatro EuropAuditorium Matteo Marani, vicedirettore di SkySport 24, autore tra gli altri di Dallo scudetto ad Auschwitz, il racconto della vita dell'allenatore ebreo del Bologna Arpad Weisz. 

Un giornalista che vive di sport,  legato alla città dove è nato e ha studiato e che pian piano sta tornando ai fasti cestistici di un tempo: «Finalmente un buon momento per il basket bolognese, che per anni ha faticato e sofferto e si sta pian piano ricostruendo. Speriamo di riavere presto la Fortitudo nella massima serie per ricreare il derby. Cazzola, Seragnoli e i grandi nomi del passato sono un pezzo della storia sportiva italiana degli anni '90. Sono ottimista, anche se dal punto di vista economico Milano è fuori competizione per il campionato. Sarebbe comunque magnifico avere un derby bolognese per i vertici del basket nostrano». 

 Una città, Bologna, dove il basket è da considerarsi quasi una religione: «Ho tanti amici che vanno a vedere l'Olimpia; entrambe le città hanno una grande tradizione sportiva, ma sotto le due torri è leggermente diversa la situazione. La differenza si vede bene con la Fortitudo: una passione, quella per i colori bianco-blu, che travalica tutto,  è totalizzante. In altri posti la tifoseria è più salottiera, invece per la Effe si tratta di un tifo di pancia». 

Prima dello spettacolo c'è spazio anche per un aneddoto, ovviamente sullo sport e sul capoluogo emiliano: «Il mio battesimo calcistico è avvenuto nel 1978. Venne in Italia la nazionale cinese per fare un paio di amichevoli. La prima a Milano contro l'Inter e la seconda contro il Bologna. Fu un modo per ricambiare la visita delle squadre italiane dell'anno precedente, giunte in Cina per la prima volta, per altro durante il periodo maoista. Mi ricordo di questa partita al Dall'Ara: i rossoblu andarono in vantaggio e poi persero 2 a 1. Gli anziani di allora dicevano "non è possibile perdere contro la Cina", e invece qualche anno dopo sarebbe arrivato molto di peggio con le retrocessioni in B e in C. Io purtroppo non ho potuto vivere gli anni d'oro del calcio bolognese, ma solo tante promozioni».

Non così disperata, ma comunque difficile, la situazione di Verdi e compagni: «La squadra fa fatica a scaldare il pubblico, questo mi dispiace. Io, da bolognese, sono molto grato a Joey Saputo: in questo momento spendere tanti soldi nel calcio non è una cosa facile. È difficile per qualsiasi tifoseria trovare un presidente così in grado di dare garanzie e continuità al progetto. Vorrei solo che la squadra riuscisse a suscitare più entusiasmo e divertimento; basterebbe anche solo una grande impresa, una partita, per fare contenti i tanti tifosi fedeli alla causa rossoblù. Donadoni? Ha ancora un anno di contratto. Quando un allenatore inizia una nuova stagione, tutti devono essere convinti del progetto: lui stesso, il presidente e i giocatori. Se così non è, il campionato diventa complesso fin dal principio. A quel punto meglio prendere un tecnico giovane che abbia voglia di affermarsi».