Cineteca

«Credo che eventi di questo genere siano preziosissimi. Visioni Italiane è un festival che fa un gran lavoro di selezione e soprattutto mette al centro dell'attenzione l'opera. Manifestazioni cosi sono molto importanti, presenti la tua fatica, ti confronti con gli altri, si parla di cinema. Questo è essenziale per continuare e crescere».

 

bbbIl pensiero di Dario Albertini è la sintesi perfetta di quello che rappresenta Visioni Italiane, per i giovani autori che vi prendono parte. Nato a Roma nel 1974, dopo un iniziale passione per la musica elettronica e la fotografia, ha intrapreso la strada della regia. «Personalmente sono molto legato a questo festival perché è stato il primo a cui ho partecipato». Nel 2013 fu protagonista con "SLOT Le intermittenti luci di Franco", un documentario sul gioco d'azzardo compulsivo. Un'esperienza magnifica che gli valse il premio Der. «Tornare dopo cinque anni come giurato nella sezione che mi vide in concorso mi emoziona molto, in più so che sabato sera dopo la premiazione proietteranno Manuel il mio primo film di finzione e questo mi riempie di gioia».

 

 

 

sardo

 A Visioni Italiane sarà presente anche Peter Marcias, regista e sceneggiatore nato a Oristano nel 1977. Le sue opere testimoniano un forte interesse per un cinema legato a tematiche sociali e politiche. «Per me è già la quarta volta al festival, con i corti “Sono Alice”, “Il mondo sopra la testa” e con il film “Tutte le storie di Piera”. Per me è un grande onore partecipare perché lo trovo un punto di confronto con il cinema giovane, un "ponte" tra giovani registi e altri più o meno affermati. Io comunque ho seguito il festival negli anni e trovo sempre lo stesso entusiasmo grazie ad Anna Di Martino».

Il 18 febbraio verrà trasmesso al cinema Lumiere il suo documentario “Uno sguardo sulla terra”, un evento speciale tra i più interessanti della rassegna.

 

 

 

 

 

 

 

 Tra gli highlander della manifestazione ci saranno i bolognesi Michele Mellara e Alessandro Rossi, soci fondatori della società Mammut Film. Nati entrambi nel capoluogo emiliano nel 1967 e 1970, i due registi sono noti sia al pubblico locale con “La febbre del fare”, un racconto sulla politica a Bologna tra il '45 e il '77, che a quello internazionale con “God save the green”, un docufilm girato tra Torino, Bologna, Casablanca, Nairobi, Teresina e Berlino che spiega come le persone abbiano dato slancio al concetto di comunità attraverso il verde urbano. La loro prima partecipazione a Visioni Italiane risale al 2002 con il film “Fortezza Bastiani”, vincitore del premio Miglior Esordio Officinema e con una nomination ai David di Donatello. «Per noi è un appuntamento importante e storico. Lo stesso vale per la Cineteca, che ogni anno organizza questa kermesse fantastica per presentare i nuovi lavori audiovisivi più interessanti. Quest’anno saremo in gara con “L’incontro”, la storia di Amin, un ragazzino di origine marocchina, teenager come gli altri, preso d'assalto dalle fragilità e dalle timidezze tipiche dell'adolescenza».

 

 

Da non perdere l’incontro “Il cinema che verrà”, in cui interverranno anche Mellara e Rossi: un dialogo a più voci per fare il punto su quello che sarà il cinema di Bologna e dell’Emilia-Romagna, i film in uscita e i progetti in corso di lavorazione.